Aikido & Bokken
May 16th, 2008
Dimostrazione di Kenjutsu.
Il lavoro con il Bokken è una parte essensiale dell’allenamento dell’Aikido.
Pochi maestrihanno hanno approfondito con dovizia l’uso di quest’arte.
Morihei Ueshiba infatti ha praticato per diversi anni il Kenjutsu, affiancandolo al Sojutsu (maneggio della lancia) dove eccelleva in modo particolare.
Secondo le parole di Morihei Ueshiba, tanti aikidoka pensano che la pratica del Kenjutsu e dello Jojutsu non siano necessarie; credono che basti quella dell’Aikido e che a partire da un certo livello, quelle conoscenze siano sufficienti per utilizzare bene un Jo o una Katana.
Io credo che lo studio delle armi debba essere insegnato dai primi giorni di pratica di un aikidoka, questo perchè l’utilizzo della katana durante l’allenamento implica una maggiore concentrazione e accresce l’esperienza nella posizione del corpo e nei cambi del peso di appoggio. Inoltre, un compagno che si allena con noi, quando conosce la tecnica che eseguiremo, ha due possibilità: o ci faciliterà il movimento o lo renderà ben più difficile del normale. Così il nostro allenamento non sarà efficace, nè in un caso nè nell’altro. L’allenamento con la Katana cerca l’efficacia nei colpi, focalizzandosi specialmente sulla precisione dei movimenti. E’ pur vero che l’allenamento con un compagno è importante, ma non è sufficiente. Originariamente, i Samurai non cominciarono dalla pratica del Jujutsu, ma da quella del Kenjutsu, che adattarono ai loro bisogni, riuscendo poi a utilizzare le stesse tecniche con la Katana o senza di essa.
E’ indubbio che l’Aikido è ben strutturato e che funziona perfettamente per quanto riguarda l’allenamento di tecniche senza armi, tuttavia, ci sono troppe tecniche il cui allenamento senz’armi le rende poco chiare e più difficili da apprendere, perchè più lontane dal loro senso originale. Un esempio potrebbe essere: Tenendo conto delle differenze, allenare determinate tecniche d’Aikido senz’arma è come praticare la Box facendo soltanto l’allenamento con l’ombra: L’inefficacia è evidente; bisogna allenarsi con sacco e compagno. Nello stesso modo, un Aikidoka ha bisogno di allenare l’Aikiken. All’epoca dei Samurai, la maggior parte delle Arti Marziali prevedevano l’uso delle armi, data la loro maggiore efficacia. La Katana in particolare, era il simbolo dei Samurai; le arti complementari più importanti per i Samurai erano ovviamente il Kenjutsu e lo Iaido. Così il Jujutsu (origine dell’Aikido) fece progredire delle tecniche a mani nude contro avversari armati con Katana.
Con la proibizione della Katana e la scomparsa della classe sociale dei Samurai, le arti a mani nude ebbero un maggiore sviluppo; ma comunque, la loro base continua ad essere quella delle Arti Marziali con Armi, così il praticante d’Aikido, se vuole ben progredire deve allenarsi da subito e con costanza sull’ uso delle armi, più precisamente sullo studio dell’Aikiken e Aikijo.
La Katana è un’arma molto pericolosa, per questo l’Aikido originale era una cosa molto seria, era una questione di “vita o di morte”. Un altro esempio sono le differenze fra il Karate tradizionale, sviluppato per combattere avversari armati, utilizzando a tale fine le tecniche di schivata (Tai Sabaki) ed il Karate odierno, che utilizza, anche troppo, bloccaggi e difese di contatto. Morihei Ueshiba disse che la tecnica principale dell’Aikido è l’atemì (inteso come irimì) e che dobbiamo “ammazzare l’avversario con un solo colpo”.
La tecnica di proiezione è per i corpi morti.
Per questo, l’allenamento fondamentale dell’Aikido con la Katana (Aikiken) è il Kata:
Purtroppo si cade nel pericolo di farlo diventare una cerimonia, un qualcosa di ornamentale che perderà tutta la sua efficacia, dimenticando il fine per il quale fu creato. L’allenamento del Kata deve essere eseguito con lo scopo di allenare tecniche efficaci per il combattimento e non tecniche belle per le dimostrazioni; così, quando pratichiamo un Kata, dobbiamo pensare sempre a situazioni reali e ad “ammazzare o morire”, perchè soltanto così potremmo allenare le tecniche in modo efficace.
Sokaku Takeda fu Maestro di Morihei Ueshiba, eseguiva degli esercizi nei quali si allenava da solo, con un Bokken colpendo in aria. L’ampiezza del suo colpo non superava ì 33 cm, ma nonostante questo, si poteva sentire perfettamente il rumore del movimento che tagliava l’aria. Lui stesso riconobbe che ottenere quest’effetto non era cosa facile. Lo Shio-Biri deve essere eseguito in meno di un secondo.
Per riuscire ad eseguire correttamente quelle due tecniche, dobbiamo aprire il petto ed i fianchi, rilassare le spalle, i gomiti e le ginocchia, ottenendo un buon equilibrio fra la Katana ed il corpo. Tutto deve essere fatto simultaneamente; a questo scopo dobbiamo conoscere bene il nostro corpo e lasciarci condurre dalla Katana. Quando il movimento viene eseguito in modo sbagliato, succede che, oltre al fatto che la tecnica si limita a colpire e dunque non taglia, il nostro polso rimane indolenzito e la nostra schiena contratta. Invece, quando la tecnica viene eseguita correttamente, si rinforzano i fianchi, la schiena si rilassa ed il movimento nasce da un insieme organizzato, formato dalle diverse parti del corpo guidate dall’Hara.
Questo fa in modo che il movimento originato abbia una grande armonia fra la dolcezza e la potenza. Nella misura in cui lo si allena, il movimento diventa più naturale e la Katana acquista una vita propria e conduce il nostro corpo, guidandolo verso la perfezione. Quando ci si riesce, si raggiunge quasi uno stato di Satori.
All’epoca dei Samurai, i praticanti che ci riuscivano, spesso pensavano che uno spirito fosse sceso su di loro, oppure che fossero stati aiutati da un Tembu.
Bibliografia, sunto di intervista tratto dal libro: Aikido l’eredità di Ueschiba.




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