SHIZENTAI

June 6th, 2008

Il corpo è il primo luogo emblematico del nostro atteggiamento e della nostra attitudine verso il mondo.
In giapponese c’è una bellissima espressione “shizentai” che liberamente tradotta significa qualcosa di simile:
“posizione naturale del corpo e dello spirito”. Essa implica l’indissolubilità dell’elemento naturale nell’essere umano di unità tra corpo e spirito.

La verticalità è il segno distintivo dell’essere umano rispetto alla bestia. La prerogativa dell’umanità si contraddistingue nel corpo, prima ancora che attraverso l’intelligenza e la capacità introspettiva, nella spinta alla verticalità.
Il bambino, sviluppa il suo primo segno d’umanità nella capacità di raggiungere la stazione eretta.
La colonna vertebrale è il nostro “axis mundi” , potremmo definirla veramente come il tramite luminoso tra il nostro appoggiarci a terra e il nostro tendere al cielo. Quindi la prima direzione di consapevolezza naturale – shizentai – è la nostra postura nella verticale, attributo del principio originario maschile: la capacità di vederci e immaginarci come alberi dalle radici dinamiche e mobili, la coscienza della distribuzione equilibrata del nostro peso, la sensazione di una piacevole e calma stabilità: tutto è nella quiete.
E’ questo lo stato naturale della mente quando abita il corpo.

Alla verticalità si affianca l’elemento orizzontale – la terra – cioè il luogo fisico dove si esprime la direzionalità, carattere assimilabile al principio originale femminile: l’incontro tra questi due segni energetici opposti risiede nel centro geometrico e baricentrico del nostro corpo, nell’hara, o più semplicemente nel bacino.
Quindi alla consapevolezza della verticalità, del nostro asse luminoso, uniamo l’attenzione all’allineamento del nostro centro con l’obbiettivo fisico della nostra azione.
Questa esperienza di verticalità e tensione verso l’alto la sperimentiamo nella pratica tutte le volte che riusciamo a mantenere l’attenzione sul nostro corpo, come se fosse animato dalla luminosità della colonna vertebrale.
Luminosità che possiamo trasferire nel gesto agito all’esterno seguendo l’asse orizzontale.
La condizione shizentai va recuperata alla e dalla memoria biologica:
è quella condizione di unità (corpo e spirito) che il bambino conserva sin verso i tre anni, quando ancora non ha costituito un primo abbozzo di propria immagine di coscienza. Poi crescendo, va perdendola in cambio di altre acquisizioni; da adulti, uno dei nostri compiti è quello di recuperarla e integrarla.
Lavorare su questi primi aspetti è fondamentale se vogliamo costruire edifici dalle fondamenta solide e stabili, anzi chè un colosso dai piedi d’argilla.
A questo proposito è interessante notare come nella consuetudine dell’odierno insegnamento “tecnico-centrico” sia riscontrabile una grave mancanza: passiamo anni a sperimentare tecniche fini a se stesse, completamente assorbiti da questioni come l’efficacia, evitando erroneamente uno studio più approfondito allo sviluppo di una adeguata consapevolezza della nostra postura shisentai prima e durante l’evolversi dell’azione.

Quello che dobbiamo tenere e recuperare dalla visione originaria e originale della pratica dell’Aikido sono gli strumenti che ci permettono di evolvere, piuttosto che quelli che ci confermano in ciò che già siamo.

Bibliografia: sunto tratto da AIKIDO L’ARTE DELLA RELAZIONE di Gianmarco Olivè

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2 Responses to “SHIZENTAI”

  1. ivanoivans Says:

    direi proprio che questo concetto sia l’essenza di qualsisasi cosa e credo sia IMPORTANTE recuperarla, conservarla e custodirla…ma per questo ovviamente occorre un lungo e tortuoso percorso e addestramento ma che sicuramnete porterà dei buoni frutti nel lungo termine sia per se stressi che per gli altri!!!!!!! Holaaaaaaaaaaaaaaaa….. ah la prox volta che ti massaggio il polpaccio ti porto una bella f… con un bel c… così almeno ache se ti faccio male sei in qualche modo anestetizzato…eheheh!!!!!!!

  2. Federico Says:

    Ok affare fatto amico mio, ci si vede in palestra.
    Ciao e grazie per il commento.

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