Si narra che un giorno il Fondatore, durante un ‘intervista, alla domanda cosa fosse l’Aikido, abbia risposto:
“L’Aikido sono io”.
Tale affermazione si presta e si presenta alle più svariate interpretazioni e certamente la più diffusa è quella, di impossibile e improbabile crescita e sviluppo della Via oltre le orme già tracciate dal suo illuminato ideatore.
Spesso, sul “tatami e dintorni”, si possono sentire parole che interpretavano la supposta autoreferenzialità di O’Sensei  come qualcosa di letterale e definitivo, una sorta di necrologio circa la possibile longevità della pratica nell’autenticità.
Morto il Fondatore, morto l’Aikido: quello che lui è stato noi non saremo, nè potremo mai esserlo. Così come spesso accade nei seguaci o discepoli di uomini santi, veggenti o illuminati la comprensione del verbo si apre alle più disparate interpretazioni, spesso assai lontane dall’intima e genuina volontà originariamente contenuta.

L’Aikido sono io

Appare abbastanza comprensibile che seguire il messaggio contenuto in un insegnamento di vita sia al quanto difficile e complesso.
Non si deve cadere nell’errore di pensare di essere un eletto, nè tanto meno di possedere la verità circa il senso profondo del messaggio di O’Sensei .
Bisogna cercare di comprendere meglio quale insegnamento ci abbia voluto lasciare con la pratica dell’Aikidoistica, anche alla luce delle considerazioni dei tanti illustri predecessori e prosecutori amanti ed esperti del Budo.
Sicuramente credo che il Fondatore ci abbia lasciato una pratica che nelle sue intenzioni dovrebbe condurci a delle realizzazioni, l’ultima e più alta, quella di riunirci con l’energia cosmica dell’universo.
“Unirci al tutto”.
Sicuramente se analizziamo il percorso di O’Sensei, non vi è una pratica intesa come somma e ripetizione automatica di forme e tecniche. A testimonianza di ciò stà il percorso stesso da lui perseguito, prima assai formale, infine trascendente la forma.
Che l’Aikido di Ueshiba non sia riducibile a un fatto tecnico e che risulti incomprensibile se non alla luce di un percorso evolutivo dell’essere umano è altresì dimostrato dalla profonda e pervadente religiosità che lo anima.
Al di là del nostro pensiero religioso, abbiamo l’obbligo di mantenere l’attenzione sul valore simbolico e spirituale che il Fondatore ha cercato di trasfondere alla pratica nel suo complesso.
A questo proposito non immagino sia necessario per seguire la Via entrare nella comprensione esoterica dei versi, delle calligrafie e poesie del Fondatore passando anni nell’interpretazione di cosa simboleggi il Pino piuttosto che il Pruno, quanto semplicemente realizzare che gli aspetti spirituali dell’Aikido risiedono, oltre chi nell’azione, in tante parole che accompagnano la pratica e la tradizione filosofica del Budo.

Bibbliografia; sunto tratto da Aikido l’arte della relazione di Giammarco Olivè.

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