Museo Stibbert - Firenze
November 11th, 2008
Museo Stibbert
via Frederick Stibbert 26
50134 Firenze
Il Museo Stibbert di Firenze contiene la più grande collezione di armeria giapponese esistente fuori dal Giappone e conta materiale che va dal periodo Momoyama (1573-1599) al periodo Edo (1600-1867). L’ammirabile collezione coincide con il periodo, seconda metà del XIX secolo, nel quale il Giappone riscoprì il commercio e lo scambio culturale e nel quale ebbe termine, in modo cruento, il dominio della casta guerriera. Periodo di mutamenti, offrì ai collezionisti di tutto il mondo magnifiche opportunità per acquisire opere di immenso valore.
Il Museo deve la sua esistenza ad un uomo straordinario, Frederick Stibbert (1838-1906), di padre inglese e madre italiana, nato a Firenze ma educato in Inghilterra.
Le tre sale che ospitano l’armeria giapponese erano in origine pensate per accogliere materiali medievali europei, ma già intorno al 1880 Stibbert iniziò ad interessarsi agli armamenti dell’estremo oriente, in concomitanza con la riapertura del Giappone ai mercati esterni dopo il 1868.
La raccolta conta circa 95 armature complete, 200 elmi, 285 tra spade corte e lunghe ed armi in asta, 880 tsuba (i guardamano delle sciabole ) oltre ad accessori tutti di grande qualità e fattura.
Il sistema feudalizio per secoli aveva costretto il Giappone ad una chiusura verso gli altri stati, impedendo di fatto la possibilità di scambi, non solo economici ma anche culturali. Caduto questo, il Giappone vide letteralmente “traboccare” dai propri confini tutto quanto era stato per così lungo tempo gelosamente custodito e mantenuto come propria eredità perpetuata nel tempo. Questo in quanto notevoli riforme, come l’abolizione del sistema feudale (1871) o l’abolizione della casta dei samurai (1877) in seguito alla rivolta degli stessi soppressa nella battaglia di Kagoshima, furono rese necessarie per ritornare al passo con i paesi occidentali. Si crearono così gravi scompensi all’interno del paese, che non era pronto ad un taglio così netto con il passato. Conseguente alla loro destituzione è la necessità, per i feudatari, di procurarsi un reddito. Ciò costituì la premessa al fiorire della vendita d’oggetti e manufatti giapponesi in tutto l’Occidente, in cambio di materiali e manufatti occidentali necessari per la crescita economica.
In un quadro storico, così intenso e vivace per un paese estraneo agli avvenimenti mondiali da molti secoli, si inserì l’inizio della storia del collezionista Stibbert che diede vita, di lì a poco, ad una vera e propria “collezione giapponese” in terra italiana. L’interesse dello Stibbert per l’arte e la cultura nipponica non si limitava solo alle opere più rinomate e preziose quali armature, spade o statue, annoverate anche in patria come tesori. In questo, la sua ammirazione, eccedeva il comune senso del “bello” e si diramava nella cultura propria, sino ad approdare all’acquisto di oggetti d’uso comune curati nei dettagli e ornati da sapienti mani con lavoro artigianale.
GAGAKU: musica e danza della corte imperiale del Giappone
November 7th, 2008
Teatro Alighieri
Venerdì 7 novembre 2008, ore 21.00 (ingresso libero)
Il Teatro Alighieri di Ravenna ospiterà venerdì 7 novembre (ore 21) uno spettacolo di gagaku, musica e danza della corte imperiale del Giappone. Si tratta di un appuntamento unico e forse irripetibile per l’Italia presentato in esclusiva a Ravenna, Firenze e Roma, nell’ambito della 6° edizione dell’Ottobre Giapponese.
L’eccezionale tournée è stata organizzata dalla Japan Foundation in collaborazione con il Ravenna Festival, l’IsIAO (Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente) Emilia-Romagna, l’A.S.C.I.G (Associazione per scambi culturali fra Italia e Giappone) e, grazie al prezioso sostegno di ALYA Tecnologie Integrate, è offerta al pubblico ad ingresso libero.
Il gagaku è una sorta di “fossile vivente”, una tradizione che si mantiene inalterata, nelle forme come nel repertorio, almeno dal X secolo. È la più antica delle forme di rappresentazione che ci siano giunte dalla tradizione giapponese, ed è stata, in buona parte, alla base delle più recenti (e più note, in Occidente) forme musicali e teatrali del Giappone. Introdotto in Giappone nella fase di acquisizione del modello istituzionale, religioso e culturale del continente, il gagaku presenta forti e evidenti elementi di contatto con la tradizione cinese da cui ha avuto origine.
L’importanza del gagaku è duplice: ha un valore storico, in quanto è una delle prime forme di cultura musicale, e un valore artistico poiché gli strumenti o lo stile particolare lo distinguono nettamente dalla musica occidentale. Più che una rappresentazione teatrale in senso stretto il gagaku si caratterizza per essere una forma ritualizzata di intrattenimento destinato principalmente alla corte imperiale ed ai santuari più importanti. Rivestitosi di un’aura quasi sacrale, il gagaku si è così preservato intatto fino ai giorni nostri, tanto che nello stesso Giappone moderno e democratizzato è possibile assistere a rappresentazioni di questa espressione artistica solo in particolari, limitate occasioni, generalmente in spazi dedicati all’interno di santuari shintoisti. Uno di questi santuari, situato a Kyoto, è lo Ichihime, dove nel 1980 Hida Tomihisa, attuale superiore del santuario, fondò lo Ichihime Gagakukai, compagnia avente lo scopo di conservare e diffondere l’eredità del gagaku e da cui proviene il gruppo di venticinque artisti che daranno vita alla rappresentazione che andrà in scena al Teatro Alighieri di Ravenna. Quattro i brani che compongono il programma (Etenraku, Nasori, Goshôraku e Bairo), ognuno dei quali sarà preceduto da una breve presentazione da parte del fondatore della compagnia.
Maestri dal Mondo
September 26th, 2008
Visita la pagina eventi:
Yamada Yoshimitsu Aikikai so hombu shian, VIII Dan ( allievo diretto di Morihei Ueshiba )
Miles Kessler IV Dan (ha vissuto per otto anni ad Iwama dal1989 al 1997)
Nemoto Hiroki Sensei VI Dan Aikikai
Gaku Homma VII Dan ultimo Uchideshi di Osensei Morihei Ueshiba al dojo di Iwama.
“L’Aikido sono io” ovvero “Essere Aikido”
June 20th, 2008
Si narra che un giorno il Fondatore, durante un ‘intervista, alla domanda cosa fosse l’Aikido, abbia risposto:
“L’Aikido sono io”.
Tale affermazione si presta e si presenta alle più svariate interpretazioni e certamente la più diffusa è quella, di impossibile e improbabile crescita e sviluppo della Via oltre le orme già tracciate dal suo illuminato ideatore.
Spesso, sul “tatami e dintorni”, si possono sentire parole che interpretavano la supposta autoreferenzialità di O’Sensei come qualcosa di letterale e definitivo, una sorta di necrologio circa la possibile longevità della pratica nell’autenticità.
Morto il Fondatore, morto l’Aikido: quello che lui è stato noi non saremo, nè potremo mai esserlo. Così come spesso accade nei seguaci o discepoli di uomini santi, veggenti o illuminati la comprensione del verbo si apre alle più disparate interpretazioni, spesso assai lontane dall’intima e genuina volontà originariamente contenuta.
L’Aikido sono io
Appare abbastanza comprensibile che seguire il messaggio contenuto in un insegnamento di vita sia al quanto difficile e complesso.
Non si deve cadere nell’errore di pensare di essere un eletto, nè tanto meno di possedere la verità circa il senso profondo del messaggio di O’Sensei .
Bisogna cercare di comprendere meglio quale insegnamento ci abbia voluto lasciare con la pratica dell’Aikidoistica, anche alla luce delle considerazioni dei tanti illustri predecessori e prosecutori amanti ed esperti del Budo.
Sicuramente credo che il Fondatore ci abbia lasciato una pratica che nelle sue intenzioni dovrebbe condurci a delle realizzazioni, l’ultima e più alta, quella di riunirci con l’energia cosmica dell’universo.
“Unirci al tutto”.
Sicuramente se analizziamo il percorso di O’Sensei, non vi è una pratica intesa come somma e ripetizione automatica di forme e tecniche. A testimonianza di ciò stà il percorso stesso da lui perseguito, prima assai formale, infine trascendente la forma.
Che l’Aikido di Ueshiba non sia riducibile a un fatto tecnico e che risulti incomprensibile se non alla luce di un percorso evolutivo dell’essere umano è altresì dimostrato dalla profonda e pervadente religiosità che lo anima.
Al di là del nostro pensiero religioso, abbiamo l’obbligo di mantenere l’attenzione sul valore simbolico e spirituale che il Fondatore ha cercato di trasfondere alla pratica nel suo complesso.
A questo proposito non immagino sia necessario per seguire la Via entrare nella comprensione esoterica dei versi, delle calligrafie e poesie del Fondatore passando anni nell’interpretazione di cosa simboleggi il Pino piuttosto che il Pruno, quanto semplicemente realizzare che gli aspetti spirituali dell’Aikido risiedono, oltre chi nell’azione, in tante parole che accompagnano la pratica e la tradizione filosofica del Budo.
Bibbliografia; sunto tratto da Aikido l’arte della relazione di Giammarco Olivè.
Bushido
June 19th, 2008
- Non ho genitori: cielo e terra sono i miei genitori
- Non ho potere divino: La lealtà è il mio potere
- Non ho mezzi: l’obbiettivo è il mio mezzo
- Non ho potere magico: la forza interiore è la mia magia
- Non ho ne vita ne morte: l’eterno è la mia vita e la mia morte
- Non ho corpo: la forza è il mio corpo
- Non ho occhi: i miei occhi sono la luce del lampo
- Non ho orecchie: le mie orecchie sono la mia sensibilità
- Non ho membra: le mie membra sono la prontezza
- Non ho progetti: i miei progetti sono l’occasione
- Non ho miracoli: i miei miracoli sono la legge universale
- Non ho principi: i miei principi sono l’adattamento
- Non ho amici: i miei amici sono il mio spirito
- Non ho nemici: i miei nemici sono l’imprudenza
- Non ho corazza: buona volontà e rettitudine sono la mia corazza
- Non ho castello: lo spirito impassibile è il mio castello
- Non ho katana: il sonno dello spirito è la mia katana
BUDO classico e BUSHIDO
June 9th, 2008
Budo classico
- Il Budo non deve essere inteso come strumento di attacco o per sviluppare la forza fisica e muscolare.
- Il ruolo del Budo è pacifico in quanto coltiva la pace e il benessere fisico e spirituale e mira alla creazione di un ambiente sociale che riesca ad eliminare tutti quegli elementi che possoni portare ad un conflitto.
- L’efficienza marziale del Budo si fonda sulla pratica dei principi della medicina orientale attraverso i quali una persona di qualsiasi età, sesso e forza può riuscire a preservare il proprio benessere.
- Le tecniche del Budo consistono nell’applicazione di tre movimenti base del corpo:
perpendicolare, circolare, curvilineo e tutte le loro combinazioni e varianti. - Il punto più importante del Budo consiste nell’antica arte tradizionale dei punti sensibili attraverso i quali si può far perdere coscienza ad un avversario o paralizzarlo agendo direttamente sugli organi interni.
- Il Budo originale usa solo le potenzialità dell’uomo (unione corpo, mente, spirito) e non comprende attrezzi.
- Il Budo in quanto tecnica di difesa, ha come scopo l’annullamento dell’attacco.
- Il Budoka non usa mai le proprie tecniche per iniziare un attacco. Ognuno sarà il Maestro di se stesso nel perfezionamento delle pratiche la cui strada viene solamente tracciata dal Maestro.
Bushido
Con il termine “Bushido” che vuol dire “via del gueriero” (Bushi=gueriero e Do=via), si intende un codice comportamentale che i samurai si dettero per disciplinare la loro casta. Questo codice venne messo per iscritto da Tsuramoto Tashiro che raccolse le regole del monaco-samurai Yamamoto Tsunemoto (1659-1719) nel famoso testo Hagakure che significa “all’ombra delle foglie”. Nel Bushido si trovano elementi confuciani, zenisti, scintoisti; Inazo Nitobe scrivendo il suo Bushido nel 1900 ne classifica di due tipi: un Bushido confuciano e uno gueriero. La formazione del samurai ideale fu il risultato di varie componenti, religiose, filosofiche, sociali, che interagirono determinandone le regole da seguire. Sarà proprio il Buddismo zen a rendere lo spirito del samurai forte come la spada. Il Samurai doveva dimostrare impassibilità e autocontrollo in tutte le circostanze e per questo si allenava per anni. Grazie allo zen il Samurai imparava ad avere padronanza assoluta di se stesso in qualsiasi situazione; lo zen insegnava molte altre cose al Samurai, come la magnanimità verso i deboli, i vinti, scrivere poesie o semplicemente ritirarsi a bere del the (cha).
Dall’Hagakure: “un soldato dovrebbe seguire internamente la via della carità ed esternamente quella del coraggio; quindi il monaco imparare dal soldato il coraggio e il soldato imparare dal monaco la carità”.
Il Samurai deve possedere:
- Senso del dovere (Giri)
- Risolutezza (Shiki)
- Generosità (Ansha)
- Fermezza d’animo (Fudo)
- Magnanimità (Doryo)
- Umanità (Ninyo).
Bu Jutsu
June 9th, 2008
Nella lunga storia dell’arte giapponese della guerra esistono moltissime e diverse forme, metodi, armi, ognuno dei quali costituisce una particolarità specifica. Ogni specializzazione va detta Jutsu cioè “Arte” o “Tecnica” che indica il modo particolare in cui vengono compiute certe azioni. Spesso una specializzazione veniva identificata con il nome dell’arma usata dai praticanti oppure dal modo particolate di usare un’ arma (Kenjutsu, Jojutsu, Aikijutsu, ecc..).
Le specializzazioni dell’ arte marziale giapponese sono state perfezionate durante il periodo feudale dalla storia giapponese; tale periodo comprende circa nove secoli (dalla fine del IX all’inizio del X secolo fino alla restaurazione Meiji quando l’età feudale fu proclamata ufficialmente chiusa).
BU JUTSU E BUI JUTSU - ARTE MEDICA DEL GUERIERO
Il termine Bu-jutsu raggruppa tutte le tecniche e le conoscenze che un samurai doveva possedere per riuscire ad assolvere i propri compiti sociali, morali, politici e amministrativi. Il termine è legato soprattutto agli aspetti tecnici, pratici e strategici di tali arti (se fosse inteso come fine educativo o etico diventerebbe Do - la Via). Il Bu-I-Jutsu (Igaku significa medicina) comprendeva i principi e le pratiche per ottenere il benessere personale inteso come equilibrio corpo-mente-spirito. Infatti il Bui-Jutsu esercita e mantiene con costanza lo spirito, il corpo attraverso l’allenamento del movimento fisiologico del fisico in quanto quest’ultimo rappresenta uno specchio del nostro spirito. Le tecniche che comprendono la pratica del “BUIDO” si muovono sui meridiani energetici che attraverso il corpo (Keiraku) e, sia quamdo viene usato a fine terapeutico sia per la difesa marziale, producono un effetto benefico.
Lo studio di ciascun arte comprende l’apprendimento del panorama storico, lo studio dei suoi fattori caratteristici, la filosofia usata per affrontare il combattimento, ecc… .
Tali fattori sono divisi in due categorie:
- Fattori esterni (tecniche di combattimento, ecc..)
- Fattori interni (controllo del KI, ecc..)
Bibliografia da uno scritto, tratto da libri diversi, a cura del Dott. Pavani Giuseppe.
Il DOJO e la sua etichetta
May 29th, 2008
Il problema dell’allenamento
April 28th, 2008
E’ possibile bloccare o deviare un pugno al volto o al corpo, ma risulta invece molto difficile difendersi contro un attacco alla mente.
Dobbiamo proteggere la nostra mente allo stesso modo in cui proteggiamo il nostro corpo.
Corpo e mente esigono uguale attenzione e dedizione.
L’allenamento è la proverbiale spada a doppio taglio.
Le Arti Marziali possono perfezionarci come esseri umani e portarci a nuove ed elevate prese di coscienza su noi stessi e su quello che ci circonda o al contrario possono impedire la nostra evoluzione, distorcere le nostre attitudini e i nostri concetti di vita e farci spendere in malo modo i nostri sforzi in un proposito senza senso, sottilmente mascherato da ”vera Arte Marziale”.
” Sottoponimi all’allenamento più duro possibile, ma non ferire i miei sentimenti”.
Racconto:
Un alievo era riuscito a conseguire un buon livello, però provava ad impressionare costantemente il suo Maestro dicendogli che poteva fare anche molto di più di quello che già faceva, raccontandogli della durezza dell’allenamento nelle altre discipline che aveva praticato.
Si sentiva molto orgoglioso delle sue abilità e della sua esperienza nell’arte del combattimento.
Si stava veramente impegnando a fare sapere che era in grado di sopportare qualsiasi prova a cui il Maestro l’avesse sottoposto.
Di fatto arrivò a dire: “Maestro, preparami un allenamento più duro di tutti gli altri . Possosopportare qualsiasi cosa”.
Un giorno il Maestro decise di appurare fino a dove potesse arrivare la fiducia che riponeva in sè stesso.
Durante la lezione gli fù corretto fino al più piccolo dettaglio e non gli venne espresso nessun tipo di soddisfazione da parte del suo maestro, finchè arrivò ad eseguire ogni tecnica in maniera perfetta.
Il maestro, tutte le volte che vedeva che non andava a segno con la sufficente rapidità, manifestava chiaramente la sua disapprovazione e la propria impazienza con l’espressione del suo volto.
Dopo quel giorno smise di venire al Dojo e disse ai suoi compagni che il Maestro l’aveva umiliato durante la lezione.
Il Maestro allora disse: “Ah, allora quando parlava di allenamento duro si riferiva unicamente ed esclusivamente all’allenamento del corpo, ma non a quello della mente”.
Se si pensa tutto questo risulta curioso: un uomo può avere la forza sufficente per fare ogni giorno mille flessioni sulle braccia, la mattina e la sera, ma un semplice “hei, stupido” lo lascia completamente distrutto. Quando ci viene dato degli stupidi, rimaniamo colpiti e turbati interiormente. perchè?
- Il cuocco tiene i suoi coltelli puliti e affilati.
- Il pittore conserva i suoi pennelli puliti e ordinati.
- Il gueriero tiene la sua spada ben lucida e affilata.
- Il praticante di Arti Marziali conserva il suo dojo accuratamente ed in perfetto ordine.
Allo stesso modo con cui curiamo quotidianamente il corpo, dovremmo curare la mente e lo spirito.
Se in una occasione, qualcuno vi chiama “stupido” senza motivo, sorridete e rispondete: ” Si, voi avete ragione. Sono molto stupido e voi?”. In questo modo si renderebbe evidente chi è realmente lo stupido.
Possiamo bloccare un pugno o un calcio o sconfiggere un avversario armato, ma ci sono molti altri tipi di attacco che provengono da direzioni sconosciute.
Se la nostra abilità marziale può essere sconfitta da una semplice critica, a cosa serve il nostro allenamento? l’alievo prima citato aveva una grande fiducia in se stesso e nelle sue capacità fisiche, però non era sufficentemente intelligente da rendersi conto della “trappola” che gli era stata tesa. In tale situazione, un discreto praticate sarebbe stato in grado di dirigere le carte in tavola a suo favore.
Non limitate il vostro allenamento allo sviluppo delle vostre braccia e delle vostre gambe, fate in modo che arrivi anche alla vostra testa e al vostro cuore.
Bibliografia: sunto tratto da Akido l’eredità di Ueschiba
Qual è l’orientamento che do alla mia pratica?
April 13th, 2008
La risposta a queste domande, e ad altre simili, è qualcosa che ognuno deve provare a trovare da sè, tentando di cercare nei messaggi dei maestri che ci hanno preceduto, l’orientazione e le indicazioni che ci hanno lasciato nel cammino da loro percorso. Questi segni sono permanentemente alla nostra portata in molti luoghi, in tanti testi, ripetuti da molti maestri; bisogna soltanto riconiscerli e perchè questo ci riesca, occorre una determinata apertura di spirito e soprattutto sapere sentire e vedere.
“Brevi frasi scelte sono le seguenti”:
“intervista a Yamada Yoshimitsu.”
Ogni Shihan o istruttore di alto livello ha il proprio stile individuale e le proprie sfumature, basate su un’ interpretazione personale dell’Aikido. E l’alievo scieglie lo stile con cui si identifica meglio.
Personalmente non ho mai voluto creare un mio stile.
E’ per questo che insegno sempre e soltanto i fondamentali. Questo è sicuramente positivo per i miei alievi , che dopo un periodo di allenamento sono in grado di ricevere l’insegnamento da parte dei diversi shihan indistintamente. E’ un modo per assimilare qualsiasi tipo di tecnica che viene insegnata in un qualunque seminario.
“Lo spirito dell’Aikido” (da Kisshomaru Ueshiba. Edizione Eyràs)
La principale caratteristica delle Arti Marziali è l’allenamento dello spirito. Se una persona che non ha autodisciplina vuole vantarsi della sua destrezza fisica e pretende di imparare Aikido soltanto per la sua tecnica di combattimento , gli viene chiesto di smettere.
Se non torniamo all’insegnamento originale del fondatore e non chiariamo il significato essenziale dell’Aikido come argomento fondamentale dello spirito, sorgeranno seri problemi.
“La Voie des Dieux” (Itsuo Tsuda. Le courrier du livre)
Il Maestro Ueshiba non smetteva di ripetere che l’Aikido non è uno sport, né un’arte di combattimento.
Il Maestro Ueshiba riconosceva la differenza tra Haku-no-Budo o Arti Marziali spinte dal desiderio fisico e Kon-no-Budo, ovvero Arti Marziali dell’anima. A quest’ultimo gruppo appartiene l’Aikido.
“Budo”(Morihei Ueshiba. Edizione Eyràs)
Il Budo è una via divina, stabilita dagli dei, che porta alla verità, alla bontà ed alla bellezza; è un cammino spirituale che rispecchia la natura illimitata ed assoluta dell’universo.
Cambiate la vostra percezione attuale e il vostro modo di guardare come agisce l’universo; trasformate le tecniche marziali in un veicolo di purezza, di bontà e di bellezza, raggiungete la maestria in esso.
Bibliografia Tratta da un articolo di Budo.
