Samurai Versus

July 25th, 2008

Aikido & Bokken

May 16th, 2008


Dimostrazione di Kenjutsu.

Il lavoro con il Bokken è una parte essensiale dell’allenamento dell’Aikido.
Pochi maestrihanno hanno approfondito con dovizia l’uso di quest’arte.
Morihei Ueshiba infatti ha praticato per diversi anni il Kenjutsu, affiancandolo al Sojutsu (maneggio della lancia) dove eccelleva in modo particolare.
Secondo le parole di Morihei Ueshiba, tanti aikidoka pensano che la pratica del Kenjutsu e dello Jojutsu non siano necessarie; credono che basti quella dell’Aikido e che a partire da un certo livello, quelle conoscenze siano sufficienti per utilizzare bene un Jo o una Katana.
Io credo che lo studio delle armi debba essere insegnato dai primi giorni di pratica di un aikidoka, questo perchè l’utilizzo della katana durante l’allenamento implica una maggiore concentrazione e accresce l’esperienza nella posizione del corpo e nei cambi del peso di appoggio. Inoltre, un compagno che si allena con noi, quando conosce la tecnica che eseguiremo, ha due possibilità: o ci faciliterà il movimento o lo renderà ben più difficile del normale. Così il nostro allenamento non sarà efficace, nè in un caso nè nell’altro. L’allenamento con la Katana cerca l’efficacia nei colpi, focalizzandosi specialmente sulla precisione dei movimenti. E’ pur vero che l’allenamento con un compagno è importante, ma non è sufficiente. Originariamente, i Samurai non cominciarono dalla pratica del Jujutsu, ma da quella del Kenjutsu, che adattarono ai loro bisogni, riuscendo poi a utilizzare le stesse tecniche con la Katana o senza di essa.
E’ indubbio che l’Aikido è ben strutturato e che funziona perfettamente per quanto riguarda l’allenamento di tecniche senza armi, tuttavia, ci sono troppe tecniche il cui allenamento senz’armi le rende poco chiare e più difficili da apprendere, perchè più lontane dal loro senso originale. Un esempio potrebbe essere: Tenendo conto delle differenze, allenare determinate tecniche d’Aikido senz’arma è come praticare la Box facendo soltanto l’allenamento con l’ombra: L’inefficacia è evidente; bisogna allenarsi con sacco e compagno. Nello stesso modo, un Aikidoka ha bisogno di allenare l’Aikiken. All’epoca dei Samurai, la maggior parte delle Arti Marziali prevedevano l’uso delle armi, data la loro maggiore efficacia. La Katana in particolare, era il simbolo dei Samurai; le arti complementari più importanti per i Samurai erano ovviamente il Kenjutsu e lo Iaido. Così il Jujutsu (origine dell’Aikido) fece progredire delle tecniche a mani nude contro avversari armati con Katana.
Con la proibizione della Katana e la scomparsa della classe sociale dei Samurai, le arti a mani nude ebbero un maggiore sviluppo; ma comunque, la loro base continua ad essere quella delle Arti Marziali con Armi, così il praticante d’Aikido, se vuole ben progredire deve allenarsi da subito e con costanza sull’ uso delle armi, più precisamente sullo studio dell’Aikiken e Aikijo.
La Katana è un’arma molto pericolosa, per questo l’Aikido originale era una cosa molto seria, era una questione di “vita o di morte”. Un altro esempio sono le differenze fra il Karate tradizionale, sviluppato per combattere avversari armati, utilizzando a tale fine le tecniche di schivata (Tai Sabaki) ed il Karate odierno, che utilizza, anche troppo, bloccaggi e difese di contatto. Morihei Ueshiba disse che la tecnica principale dell’Aikido è l’atemì (inteso come irimì) e che dobbiamo “ammazzare l’avversario con un solo colpo”.
La tecnica di proiezione è per i corpi morti.
Per questo, l’allenamento fondamentale dell’Aikido con la Katana (Aikiken) è il Kata:
Purtroppo si cade nel pericolo di farlo diventare una cerimonia, un qualcosa di ornamentale che perderà tutta la sua efficacia, dimenticando il fine per il quale fu creato. L’allenamento del Kata deve essere eseguito con lo scopo di allenare tecniche efficaci per il combattimento e non tecniche belle per le dimostrazioni; così, quando pratichiamo un Kata, dobbiamo pensare sempre a situazioni reali e ad “ammazzare o morire”, perchè soltanto così potremmo allenare le tecniche in modo efficace.
Sokaku Takeda fu Maestro di Morihei Ueshiba, eseguiva degli esercizi nei quali si allenava da solo, con un Bokken colpendo in aria. L’ampiezza del suo colpo non superava ì 33 cm, ma nonostante questo, si poteva sentire perfettamente il rumore del movimento che tagliava l’aria. Lui stesso riconobbe che ottenere quest’effetto non era cosa facile. Lo Shio-Biri deve essere eseguito in meno di un secondo.
Per riuscire ad eseguire correttamente quelle due tecniche, dobbiamo aprire il petto ed i fianchi, rilassare le spalle, i gomiti e le ginocchia, ottenendo un buon equilibrio fra la Katana ed il corpo. Tutto deve essere fatto simultaneamente; a questo scopo dobbiamo conoscere bene il nostro corpo e lasciarci condurre dalla Katana. Quando il movimento viene eseguito in modo sbagliato, succede che, oltre al fatto che la tecnica si limita a colpire e dunque non taglia, il nostro polso rimane indolenzito e la nostra schiena contratta. Invece, quando la tecnica viene eseguita correttamente, si rinforzano i fianchi, la schiena si rilassa ed il movimento nasce da un insieme organizzato, formato dalle diverse parti del corpo guidate dall’Hara.
Questo fa in modo che il movimento originato abbia una grande armonia fra la dolcezza e la potenza. Nella misura in cui lo si allena, il movimento diventa più naturale e la Katana acquista una vita propria e conduce il nostro corpo, guidandolo verso la perfezione. Quando ci si riesce, si raggiunge quasi uno stato di Satori.
All’epoca dei Samurai, i praticanti che ci riuscivano, spesso pensavano che uno spirito fosse sceso su di loro, oppure che fossero stati aiutati da un Tembu.

Bibliografia, sunto di intervista tratto dal libro: Aikido l’eredità di Ueschiba.

  1. Choku tsuki
  2. Kaeshi tsuki
  3. Ushiro tsuki
  4. Tsuki gedan gaeshi
  5. Tsuki jodan gaeshi uchi
  6. Shomen uchikomi
  7. Renzoku uchikomi
  8. Menuchi gedan gaeshi
  9. Menuchi ushiro tsuki
  10. Gyaku yokomen ushiro tsuki
  11. Katate gedan gaeshi
  12. Katate toma uchi
  13. Katate hachi no ji gaeshi
  14. Hasso gaeshi uchi
  15. Hasso gaeshi tsuki
  16. Hasso gaeshi ushiro tsuki
  17. Hasso gaeshi ushiro uchi
  18. Hasso gaeshi ushiro harai
  19. Hidari nagare gaeshi uchi
  20. Migi nagare gaeshi tsuki

Dettagli del Taijutsu

March 24th, 2008

Tecniche

Immobilizzazione:

  • ikkio
  • nikkyo
  • sankyo
  • yonkyo
  • gokyo
  • rokkyo

Proiezione:

  • irimi nage
  • shiho nage
  • kote gaeshi
  • kokyo nage
  • koshi nage
  • kaiten nage
  • juji nage

Variazioni per tecnica (dove possobili)

  • omote     (movimento trasversale davanti all’avversario)
  • ura          (movimento che si sviluppa dietro l’avversario)

Modi  per l’iniziativa

  • irimi         (entrare, prendendo l’iniziativa)
  • tenkan     (girare, guidando l’iniziativa dell’avversario)

Livelli di pratica e comprensione

  • kihon          (statico, tecniche meccaniche, studio degli angoli)
  • ki no nagare (fluido, dinamico, studio dell’awase)
  • oyo waza     (tecnica adatta a vari attacchi, studio del’elasticità mentale)
  • takemusu aiki  (risposta spontanea, del principio attraverso libere forme)   
                          

Le armi dell’Aikido

March 10th, 2008

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Le armi utilizzate nella pratica dell’ Aikido sono il Ken, il Jo ed il Tanto.

  • Il Bokken: ”Signgifica spada di legno”. Il bokken tipico utilizzato ad Iwama è costruito utilizzando il legno della ”quercia bianca” giapponese, deve avere una lunghezza di circa 103 cm e può variare di peso dai 650 fino a 800 grammi ed ha la caratteristica di non avere la punta per una forma di maggior sicurezza.
  •  Il Jo: ha una lunghezza che può variare di pochissimo 120 – 130 cm ed un diametro di 2,5 cm.
    Anchesso costruito con il legno della ”quercia bianca” giapponese, di fattura  molto resistente agli urti, dato che viene utilizzato anche nella pratica di difesa contro la spada; come nel ” Ken tai Jo”. 
    Non può essere troppo lungo perchè a differenza delle altre arti marziali ”O Sensei” lo ha concepito in modo da poter essere impiegato indifferentemente ed in maniera  molto diretta sia come lancia, bastone e spada ( ken). 
  • Il Tanto: Coltello di legno dalla punta tagliata (sempre per una forma di sicurezza) nel corso degli anni, sono state cambiate le sue dimensioni fino a stabilizzarsi intorno ai 25 cm , fatto in legno di ”quercia bianca” giapponese, viene utilizzato principalmente per attaccare con fendenti frontali e laterali. 
    Ottimo per svilippare sentimenti di schivata, uscita o di ” irimi”. 

Aspetti della Dualità

January 16th, 2008

Ognuno di noi possiede potenzialmente due corpi:

  • Corpo Organico – il corpo materiale, che ha bisogno di nutrirsi, che respira, che lavora, accumula ricchezze, che consuma la vita.
  • Corpo Alchemico – il nostro spirito, che si trasforma con l’esperienza, che impara dal proprio corpo a migliorare la mente e dalla propria mente per migliorare il corpo, un corpo che vive la vita.

Chi vive solamente nel materialismo vive senza assaporare il significato vero della vita. Chi vive solo di spiritualismo perde il sapore e l’esperienza terrena dell’esistenza.

E’ importante capire questo dualismo per capire il legame tra arti marziali tradizionali in rapporto alla nostra vita quotidiniana.

Corpo – Spirito

Materiale – Divino

Corpo – Mente

Ventre – Mente

Nascita – Morte

Interno – Esterno

Inspirazione – Espirazione

Terra – Cielo

Ghiaccio - Vapore

Materia – Spirito

Duro – Morbido

Cedevolezza – Resistenza

Sviluppando entrambe le conoscenze si acquisisce le facoltà di analizzarsi e visione complessiva indispensabili a consumare e vivere la vita. Il passaggio la regolazione, l’armonia, l’unione, il divenire tra i due estremi è dato dalla centralità:

Corpo – Essere – Spirito

Materia – Umano – Divino

Corpo – Sentimento – Mente

Ventre – Cuore – Mente

Nascita – Vita – Morte

Interni – Centro – Esterno

Inspirazione – Respirazione – Espirazione

Terra – Acqua – Cielo

Ghiaccio – Acqua – Vapore

Solido – Liquido – Gassoso

Materia – Umanità – Spirito

Duro – Elastico – Morbido

Cedevole – Integrazione – Resistenza

Quadrato – Cerchio – Triangolo

I significati nella loro centralità rappresentano il divenire, l’Armonizzazione, l’equilibrio tra i due estremi.

La materia è di questa terra, il divino non è di questa terra, il divenire è nella vita, essa è la metamorfosi tra umano e divino.

Conclusione: sono molte le scuole di Aikido che non praticano più (o che non hanno mai praticato) le basi KI HON, passando direttamente alla fase KI NO NAGARE, giustificandosi dichiarando che l’Aikidodeve essere ” morbidezza e armonia” , svincolato dalla rigidità, dalla forza, dalla durezza. Questo è vero, ma questa ”morbidezza e armonia” deve essere acquisita, guadagnata, passando dal duro al morbido dalla scoordinazione all’armonizzazione, analizzandone tutti i passaggi, altrimenti non sarà mai vera morbidezza e vera armonia. Non è possibile fare un buon Ki no Nagare senza conoscere il Ki Hon, non è possibile arrivare al Takemusu Aiki se non si è passati per il Ki Hon e il Ki no Nagare.

Testo estrapolato da degli scritti di Giancarlo Giuriati.

Retrospettiva

January 10th, 2008

Il Maestro Morihei Ueshiba, fondatore dell’Aikido, in un notevole documentario storico..

Parte 1/5

Parte 2/5

Parte 3/5

Parte 4/5

Parte 5/5