1° Youdanshia Koshukai Aikido

January 1st, 2009

18 Gennaio 2009

Aikido no Musubi
parteciperà a questo evento interessantissimo

1c2b0-yudansha-koshukai

Patricia Guerri Sensei

July 1st, 2008

 


Patricia Guerri parte per il Giappone nel 1985, qui studia per tre anni come allievo residente (uchi deshi) a Iwama sotto la direzione di Saito Morihiro Sensei il più autorevole allievo del fondatore dell’Aikido, per ben dodici anni mantiene contatti diretti con il maestro di Iwama. Riconoscendo le sue capacità, Sensei MORIHIRO SAITO le rilascia il grado di 5° dan ed il 5° mokuroku (diploma specifico relativo all’insegnamento delle armi ).
In seguito riceve un certificato AIKI SHUREN DOJO scritto attestante la comprensione dello spirito del TAKEMUSU AIKI, che la autorizza a dispensare tale insegnamento. Grazie alla validità di questo documento Patricia Guerri ha potuto fondare la sua scuola, nominandola
Aikibukikai, marcando così la propria indipendenza.
I suoi diplomi sono riconosciuti in Francia dal ministero della gioventù e dello sport, ed è in possesso del “
Brevet d’etat d’educator sportif“.
Oggi Patricia insegna con passione tutto ciò che ha ricevuto dal M° Saito in particolare le armi dell’ Aikido – così come il Fondatore, Morihei Ueshiba – faceva ad Iwama.
Queste righe hanno descritto solo il lato tecnico di una donna e di un Sensei che presenta lo stesso valore anche sul piano umano.
Patricia è dotata di una personalità e di una schettezza davvero rare nella società moderna; conoscerla e partecipare o assistere ad un suo stage è una lezione che tocca più livelli dello spirito di un praticante, momenti di grande forza ed energia si alternano a perle di ironia… il tempo scorre veloce da solo, e nessuno si volta per guardare l’orologio….quando c’è lo “
YAME!!!” di fine lezione, ci si guarda in faccia dispiaciuti, perchè la lezione è FINITA………

Articolo tratto dal sito http://www.aikidoclubtorino.it

 


P.s. Un grande ringraziamento al maestro Michele (Genova) per la bella ripresa grazie.

L’Aikido fu creato da Morihei Ueshiba unendo un forte spirito e credenza religiosa dell’Omoto-kyo con una grande conoscenza tecnica marziale.
Nonostante io creda che una conoscenza teorica della spiritualità vissuta da O-Sensei sia importante, penso che una persona deve concentrarsi sull’Aikido “VIVO”, attraverso le sue stesse esperienze nell’applicare questi principi nella vita di tutti i giorni.
Si dice che il fondatore usasse continuamente questa frase: “ikasarete iru“: “concepito per viverlo”.
Spesso diceva anche: “Ama no uki hashi ni tatasarete kokoro wo migake yamabiko no michi“: “questo cammino non è altro che un eco, pulisce il tuo cuore, ti da l’opportunità di stare sul ponte fluttuante verso il cielo”. Più o meno significa che siamo al centro dell’universo e questo centro deve essere lo stesso del tuo: “l’Hara. Questo centro deve essere pulito ed allenato per poter portarti a quote più alte.
O-Sensei era anche solito raccomandare: “pratica con i principianti”, perchè se pratichi sempre con qualcuno del tuo stesso livello, le tecniche saranno sempre fluide ed il compagno tenderà a compensare i piccoli errori che possiamo commettere ed in questo modo non impareremo come dovremmo. I principianti hanno un’ energia molto più scoordinata e bisogna imparare a controllarla, perchè probabilmente è quella che incontreremo più spesso.
Anche tu eri un principiante un tempo, quindi non importa quanto bravo o tecnico arrivi ad essere, ricorda gli inizi quando non sapevi niente, è un buon esercizio.
La vera natura dello spirito dell’Aikido, condividere la propria conoscenza e tutte le esperienze personali in quest’Arte con coloro che lo desiderino. 

Sunto di intervista di Miyako Fujitani (1° moglie di Steven Seagal) L’eredità di Ueshiba.

Qualche giorno fa’, su queste pagine sono state pubblicate parole irrispettose e fuori luogo, specialmente se decontestualizzate dalla loro origine.
Questo post ha la pretesa di chiedere scusa a tutti coloro che sono stati coinvolti in questo errore che vogliamo riconoscere nella sua interezza e di cui vogliamo indicarci come pienamente responsabili.

Abbiamo deciso di esporre questi chiarimenti in modo pubblico, così come pubblicamente abbiamo commesso i nostri errori, in modo da togliere ogni dubbio e sottolineare la totale assenza di intenzione di offendere qualunque persona si fosse sentita coinvolta. Abbiamo meditato a lungo e molto profondamente su quanto accaduto e abbiamo deciso di esporre chiaramente i fatti per come sono avvenuti per poterne sottolineare le responsabilità e per poter così agire, in futuro, in direzione corretta senza rischiare di commettere ancora errori di questo tipo.

L’accaduto

Qualche giorno fa è stato scritto un post da Giovanni Gardini con l’intento celebrare in modo divertente il passaggio di grado del proprio maestro Federico Bernardi. La narrazione comica riprende, con opportune variazioni, una celebre scena di un film italiano degli anni ’80, “Il secondo, tragico, Fantozzi”, nel quale il malcapitato protagonista si reca al casinò, in ruolo di portafortuna, al seguito di uno dei capi della Megaditta in cui lavora, il duca Conte Semenzara, di cui è un sottoposto.

Giovanni Gardini intende scusarsi poichè si è reso conto che purtroppo il reale messaggio del suo post sarebbe stato accessibile nel suo senso originale solamente a coloro che avevano ricordo del film. E’ decisamente vero che chi non avesse associato il testo al film avrebbe potuto fraintendere le intenzioni iniziali ed offendersi. Chiede dunque ufficialmente scusa al Maestro Giorgio Oscari per essere stato irriverente e leggero nei suoi confronti e spera che vi sia comprensione a seguito di queste motivazioni.

Le responsabilità correlate

Un altro autore di questo blog, Luca Sartoni, che sin ora ha svolto il ruolo di coordinatore e responsabile della promozione ha effettivamente letto quanto scritto da Giovanni e pur ritenendolo fuori luogo non ha dato la giusta importanza a quanto veniva riportato. Avrebbe dovuto, invece, mettere immediatamente lo scritto fuori dalla portata del pubblico e verificarne più accuratamente l’idoneità alla pubblicazione, alla luce del contenuto che poteva risultare molto sconveniente. Di questa mancanza si rende perfettamente conto e si assume completa responsabilità.

Il ruolo di Federico

Federico Bernardi, in qualità di Responsabile del Dojo e in qualità di guida nella pratica dell’arte avrebbe dovuto istruire in modo più ligio i propri collaboratori riguardo ai contenuti leciti e illeciti pubblicabili su questo blog. Non è stata delineata una politica di pubblicazione condivisa e chiara, nei mesi sin ora trascorsi, e di questa mancanza si sente pienamente responsabile. Per questo motivo intende pubblicamente chiedere scusa a coloro che si sono sentiti offesi e in special modo al M° Giorgio Oscari che si è trovato coinvolto in un racconto di fantasia piuttosto grottesco e assolutamente fuori luogo.

Concludendo

L’intero staff di autori di questo blog sono sinceramenti dispiaciuti per l’accaduto e desiderano scusarsi profondamente con coloro che si sono sentiti vessati e offesi da quanto accaduto. Questo genere di leggerezze non saranno più compiute e grande attenzione verrà posta nella scelta della linea editoriale di questo blog, che comunque non si tratta di una voce ufficiale ma di uno spazio aperto e condiviso sia per affrontare temi inerenti all’arte che con grande passione stanno praticando, sia per tutte le questioni di vita informale che li coinvolge come gruppo affiatato di amici sinceri.
Nella speranza di aver chiarito una situazione molto spiacevole, salutiamo i nostri visitatori.

Federico, Giovanni e Luca.

Una indegna figura

April 1st, 2008

Sembravano momenti felici, per il nostro neo Maestro Federico Bernardi. Aveva raggiunto l’olimpo della conoscenza e il tanto agognato 3° Dan, quando nubi cupe hanno oscurato la sua gioia. Il suo volto ridanciano si è fatto cupo in pochi istanti, vedendo il suo destino abbattersi su di lui in modo inesorabile.

Due loschi figuri, approfittando di un suo momento di distrazione, lo hanno colto di sorpresa e hanno attentato alla sua incolumità. Ma lui, forte della sua disciplina, dopo anni di duro allenamento e temprato dalle recenti sfide appena superate non ha purtroppo reagito come si conviene a qualcuno del suo rango. Di fronte a due banali prese di modesta entità ha reagito frignando e dimenandosi come un misera cintura bianca.

Quale disonore, per il nostro dojo. E poi ci si meraviglia che nessuno di noi sa subire nikyo? Ovvio, ma la colpa è sua, vedere per credere.

Speriamo che il tempo lo migliori come il vino, e non lo inacidisca come l’aceto.