Questi simboli si chiamano “Kamon”, all’epoca erano usati per capire la genealogia della famiglia.
Sono nati circa 900 anni fa, i samurai portano questi simboli sul kimono, sulla bandiera e li fanno incidere anche sulla propria tomba.
In Giappone ancor oggi si possono trovare case che espongono il loro “Kamon”.
Molti giovani invece li stanno riscoprendo, indossandoli come ornamenti di moda, su una t-shirt, un cappellino, un foular, disegnati sui jeans ecc…

E’ possibile bloccare o deviare un pugno al volto o al corpo, ma risulta invece molto difficile difendersi contro un attacco alla mente.
Dobbiamo proteggere la nostra mente allo stesso modo in cui proteggiamo il nostro corpo.
Corpo e mente esigono uguale attenzione e dedizione.
L’allenamento è la proverbiale spada a doppio taglio.
Le Arti Marziali possono perfezionarci come esseri umani e portarci a nuove ed elevate prese di coscienza su noi stessi e su quello che ci circonda o al contrario possono impedire la nostra evoluzione, distorcere le nostre attitudini e i nostri concetti di vita e farci spendere in malo modo i nostri sforzi in un proposito senza senso, sottilmente mascherato da ”vera Arte Marziale”.
” Sottoponimi all’allenamento più duro possibile, ma non ferire i miei sentimenti”.
Racconto:
Un alievo era riuscito a conseguire un buon livello, però provava ad impressionare costantemente il suo Maestro dicendogli che poteva fare anche molto di più di quello che già faceva, raccontandogli della durezza dell’allenamento nelle altre discipline che aveva praticato.
Si sentiva molto orgoglioso delle sue abilità e della sua esperienza nell’arte del combattimento.
Si stava veramente impegnando a fare sapere che era in grado di sopportare qualsiasi prova a cui il Maestro l’avesse sottoposto.
Di fatto arrivò a dire: “Maestro, preparami un allenamento più duro di tutti gli altri . Possosopportare qualsiasi cosa”.
Un giorno il Maestro decise di appurare fino a dove potesse arrivare la fiducia che riponeva in sè stesso.
Durante la lezione gli fù corretto fino al più piccolo dettaglio e non gli venne espresso nessun tipo di soddisfazione da parte del suo maestro, finchè arrivò ad eseguire ogni tecnica in maniera perfetta.
Il maestro, tutte le volte che vedeva che non andava a segno con la sufficente rapidità, manifestava chiaramente la sua disapprovazione e la propria impazienza con l’espressione del suo volto.
Dopo quel giorno smise di venire al Dojo e disse ai suoi compagni che il Maestro l’aveva umiliato durante la lezione.
Il Maestro allora disse: “Ah, allora quando parlava di allenamento duro si riferiva unicamente ed esclusivamente all’allenamento del corpo, ma non a quello della mente”.

Se si pensa tutto questo risulta curioso: un uomo può avere la forza sufficente per fare ogni giorno mille flessioni sulle braccia, la mattina e la sera, ma un semplice “hei, stupido” lo lascia completamente distrutto. Quando ci viene dato degli stupidi, rimaniamo colpiti e turbati interiormente. perchè?

  • Il cuocco tiene i suoi coltelli puliti e affilati.
  • Il pittore conserva i suoi pennelli puliti e ordinati.
  • Il gueriero tiene la sua spada ben lucida e affilata.
  • Il praticante di Arti Marziali conserva il suo dojo accuratamente ed in perfetto ordine.

Allo stesso modo con cui curiamo quotidianamente il corpo, dovremmo curare la mente e lo spirito.
Se in una occasione, qualcuno vi chiama “stupido” senza motivo, sorridete e rispondete: ” Si, voi avete ragione. Sono molto stupido e voi?”. In questo modo si renderebbe evidente chi è realmente lo stupido.
Possiamo bloccare un pugno o un calcio o sconfiggere un avversario armato, ma ci sono molti altri tipi di attacco che provengono da direzioni sconosciute.
Se la nostra abilità marziale può essere sconfitta da una semplice critica, a cosa serve il nostro allenamento? l’alievo prima citato aveva una grande fiducia in se stesso e nelle sue capacità fisiche, però non era sufficentemente intelligente da rendersi conto della “trappola” che gli era stata tesa. In tale situazione, un discreto praticate sarebbe stato in grado di dirigere le carte in tavola a suo favore.
Non limitate il vostro allenamento allo sviluppo delle vostre braccia e delle vostre gambe, fate in modo che arrivi anche alla vostra testa e al vostro cuore.

Bibliografia: sunto tratto da Akido l’eredità di Ueschiba

L’Aikido fu creato da Morihei Ueshiba unendo un forte spirito e credenza religiosa dell’Omoto-kyo con una grande conoscenza tecnica marziale.
Nonostante io creda che una conoscenza teorica della spiritualità vissuta da O-Sensei sia importante, penso che una persona deve concentrarsi sull’Aikido “VIVO”, attraverso le sue stesse esperienze nell’applicare questi principi nella vita di tutti i giorni.
Si dice che il fondatore usasse continuamente questa frase: “ikasarete iru“: “concepito per viverlo”.
Spesso diceva anche: “Ama no uki hashi ni tatasarete kokoro wo migake yamabiko no michi“: “questo cammino non è altro che un eco, pulisce il tuo cuore, ti da l’opportunità di stare sul ponte fluttuante verso il cielo”. Più o meno significa che siamo al centro dell’universo e questo centro deve essere lo stesso del tuo: “l’Hara. Questo centro deve essere pulito ed allenato per poter portarti a quote più alte.
O-Sensei era anche solito raccomandare: “pratica con i principianti”, perchè se pratichi sempre con qualcuno del tuo stesso livello, le tecniche saranno sempre fluide ed il compagno tenderà a compensare i piccoli errori che possiamo commettere ed in questo modo non impareremo come dovremmo. I principianti hanno un’ energia molto più scoordinata e bisogna imparare a controllarla, perchè probabilmente è quella che incontreremo più spesso.
Anche tu eri un principiante un tempo, quindi non importa quanto bravo o tecnico arrivi ad essere, ricorda gli inizi quando non sapevi niente, è un buon esercizio.
La vera natura dello spirito dell’Aikido, condividere la propria conoscenza e tutte le esperienze personali in quest’Arte con coloro che lo desiderino. 

Sunto di intervista di Miyako Fujitani (1° moglie di Steven Seagal) L’eredità di Ueshiba.

La risposta a queste domande, e ad altre simili, è qualcosa che ognuno deve provare a trovare da sè, tentando di cercare nei messaggi dei maestri che ci hanno preceduto, l’orientazione e le indicazioni che ci hanno lasciato nel cammino da loro percorso. Questi segni sono permanentemente alla nostra portata in molti luoghi, in tanti testi, ripetuti da molti maestri; bisogna soltanto riconiscerli e perchè questo ci riesca, occorre una determinata apertura di spirito e soprattutto sapere sentire e vedere.
“Brevi frasi scelte sono le seguenti”:

“intervista a Yamada Yoshimitsu.”
Ogni Shihan o istruttore di alto livello ha il proprio stile individuale e le proprie sfumature, basate su un’ interpretazione personale dell’Aikido. E l’alievo scieglie lo stile con cui si identifica meglio.
Personalmente non ho mai voluto creare un mio stile.
E’ per questo che insegno sempre e soltanto i fondamentali. Questo è sicuramente positivo per i miei alievi , che dopo un periodo di allenamento sono in grado di ricevere l’insegnamento da parte dei diversi shihan indistintamente. E’ un modo per assimilare qualsiasi tipo di tecnica che viene insegnata in un qualunque seminario.

“Lo spirito dell’Aikido” (da Kisshomaru Ueshiba. Edizione Eyràs)
La principale caratteristica delle Arti Marziali è l’allenamento dello spirito. Se una persona che non ha autodisciplina vuole vantarsi della sua destrezza fisica e pretende di imparare Aikido soltanto per la sua tecnica di combattimento , gli viene chiesto di smettere.
Se non torniamo all’insegnamento originale del fondatore e non chiariamo il significato essenziale dell’Aikido come argomento fondamentale dello spirito, sorgeranno seri problemi.

“La Voie des Dieux” (Itsuo Tsuda. Le courrier du livre)
Il Maestro Ueshiba non smetteva di ripetere che l’Aikido non è uno sport, né un’arte di combattimento. 
Il Maestro Ueshiba riconosceva la differenza tra Haku-no-Budo o Arti Marziali spinte dal desiderio fisico e Kon-no-Budo, ovvero Arti Marziali dell’anima. A quest’ultimo gruppo appartiene l’Aikido.

“Budo”(Morihei Ueshiba. Edizione Eyràs)
Il Budo è una via divina, stabilita dagli dei, che porta alla verità, alla bontà ed alla bellezza; è un cammino spirituale che rispecchia la natura illimitata ed assoluta dell’universo.
Cambiate la vostra percezione attuale e il vostro modo di guardare come agisce l’universo; trasformate le tecniche marziali in un veicolo di purezza, di bontà e di bellezza, raggiungete la maestria in esso.

Bibliografia Tratta da un articolo di Budo.

Le mani

April 5th, 2008

Nelle arti marziali la mano ha un ruolo chiave. E’ lo strumento dello spirito e il canale dell’energia. E’ un trasmettitore privilegiato del ki e un eccezionale mezzo di controllo. Ma finchè la mano non acquista il potere che le è proprio, dice un testo tibetano, bisogna insegnarle a dare e non a ricevere. Deve essere aperta per dimostrare che in essa non esistano più l’odio e l’avidità. Il pugno chiuso su se stesso deve aprirsi, dice un altro testo sacro, affinchè la sua luce, in forma di raggiuo, lenisca le sofferenze degli uomini.

”Quando un fedele si evolve in purezza morale, le sue mani
diventano poteri trasmettitori di energia spirituale,
perchè le mani sono dotate di chakra attraverso i quali l’energia
superiore dell’anima trova (quando è il momento)
il suo campo di espressione e di servizio”.

Durante alcune iniziazioni del buddhismo esoterico shingon, il maestro si serve della mano per trasmettere certi poteri e stimolare le potenzialità psichiche del nuovo adepto, toccando (nyasa) con le dita alcune zone nervose del corpo.
In Oriente come in Occidente, si pensa che la mano contenga virtualmente tutta la vita passata della persona. E’ un universo in miniatura concepito come si deve, cioè con una doppia polarità. La mano sinistra rappresenta il mondo della forma e dell’effetto (yin), la mano destra quello  della causa e del divino (yang). In molti mudra le mani vengono unite affinchè l’uomo realizzi nel suo cuore che materia e spirito non sono diversi l’uno dall’altro, poiche lo spirito non è altro che materia al livello più elevato e la materia non è altro che spirito al livello più basso.
Molto interessante sono i punti dell’agopuntura, capire la relazione trà le dita e gli organi del corpo e anche le corrispondenze celesti della chiromanzia.
Sul piano dell’energia, la mano possiede nel suo palmo un piccolo centro, o turbine, di ki; quando questo chakra diventa normalmente attivo, le dita diventano il canale di cinque flussi di luce.
E’ bene anche sapere che i nervi che terminano nelle dita sono in rapporto con gli organi della vista psichica. Per questo motivo è possibile vedere, sentire un avversario, semplicemente tenendo verso di lui le nostre dita aperte, come antenne. Questo è uno dei significati dei kamaé (guardia) nell’Aikido.
l’estensione del ki attraverso le cinque dita viene enormemente facilitata dalla pratica delle armi lunghe o da un certo modo di concepire l’uso di tali armi.
Nella scuola Katori Shinto Ryu esiste un insegnamento segreto che riguarda questo modo di utilizzare la sciabola. E’ riassunto in questa frase:

”Kate uchi wa go sun toku ari”

In sintesi, la sciabola deve diventare parte integrante del corpo.
Dev’essere un’ estensione del corpo, come la mano o il braccio. Un tale atteggiamento permette di estendere il proprio ki fino alla punta dell’arma e di arrivare a una precisione straordinaria.
Quando si dice estendere il proprio ki, s’ intende anche estendere la propria coscienza. In questo modo diventa possibile sentire con la punta della propria arma come se fosse la punta delle proprie dita.
Ricorderete che il senso del tatto, quando è perfetto, permette di sviluppare il potere di conoscere l’altro. La mano è dunque strettamente connessa al potere umano di conoscere e valutare le cose. Attraverso la conoscienza delle cose, l’uomo acquisisce il discernimento, che è rappresentato dalla spada perchè, come dicono i monaci giapponesi, è essa che trancia trà il vero e il falso. La spada della saggezza (e-ken),dunque, maneggiata da colui che ha ottenuto la bodhi (illuminazione) permette di ottenere la spada della conoscienza (chi-no-ken). Questa spada, tuttavia, sarà senza nessun potere se la mano che la tiene non è l’espressione di un uomo dacciaio e dagli ideali elevati quanto il simbolo del katana nella religione shinto.
Il karatedo ha dato molta importanza all’utilizzo delle mani nella sua strategia. Di taglio, di punta, a pugno chiuso, ecc… : tutti modi di colpire offerti dalla mano, con le forme che può assumere. I maestri , tuttavia, precisano che la mano è soltanto un canale e che resta debole se non è stata scoperta la sorgente del ki.
Vi sono esercizi di mudra che hanno la particolarità di rinforzare considerevolmente il centro del ki all’interno dei palmi delle mani. Uno particolarmentefacile viene eseguito al dojo dopo uno sforzo intenso, quando il sangue è stato intensamente arricchito di ki e ha circolato in tutto il corpo: mettetevi in piedi, con il corpo ben diritto; chiudete gli occhi, le braccia rilassate leggermente staccate da entrambi i lati del corpo; aprite bene le dita, con le palme rivolte in avanti; cocentrate la vostra attenzione su quanto accade nelle vostre dita; sentirete ben presto un pizzicore naturale, una sensazione di leggera vibrazione. Si tratta di una manifestazione dell’energia del ki. Bisogna immaginare o visualizzare subito un raggio di luce arancione che esce dalle dita e continuare questo esercizio il più a lungo possibile.
Un altro esercizio dello stesso genere, che è una prova della realtà del potere della nostra volontà sul ki, consiste nell’eseguire lo stesso esercizio precedente, ma concentrandosi su una mano sola: immaginate che si raffreddi, cercate di sentire il freddo, magari immaginando che sia posta sul ghiaccio. Potete fare lo stesso esercizio mentale cercando di riscaldare la mano.
Questi esercizi sono facilissimi e danno molto spesso degli ottimi risultati. Aiutano a lavorare mentalmente e a utilizzare le risorse interiori (visualizzazione, volontà, concentrazione), oltre ad aprire i canali (nadi) del ki all’interno delle mani. Sono anche degli ottimi esercizi per comprendere in che modo possiamo utilizzare la forza del ki, sia positivamente, sia negativamente, per attrarre o respingere. Così, invece di pensare che la vostra mano si scaldi, pensate che attiri, e presto la vostra mano, all’inizio impercettibilmente, attirerà ciò che si trova alla sua portata. Potete applicare questo pseudo-segreto del budo e realizzare considerevoli progressi nella vostra disciplina.

 

Bibliografia: La vera forza delle arti marziali (Michel Coquet)

Gli occhi

April 1st, 2008

Nel Budo, gli occhi sono di capitale importanza: grazie a essi valutiamo la natura delle cose che ci circondano. Nella lotta per la vita, l’occhio ha un’importanza relativa perchè non bisogna fidarsi della vista, che può essere un importante fattore di errore e di illusione, come il modo fisico che contempliamo quotidianamente. E’ necessario imparare a vederci chiaro. Ma parliamo un pò dell’occhio.
Sul piano fisico, l’occhio è strettamente connesso con le zone frontali e la ghiandola pituitaria. Sul piano eterico, lahiandola pituitaria è collegata al centro fisico della fronte, che gli yogi indiani chiamano centro ”ajna”. E’ un vortice di energia situato alla radice delle sopracciglia, fra gli occhi. In Oriente questo punto preciso compare sempre nelle statue delle divinità. Il centro ajna è l’organo (invisibile) della personalità integrata e perfetta, della vista intuitiva e del discernimento spirituale.  Per il budoka è questo che deve diventare l’organo della vera vista. Spesso si dice che gli occhi sono la finestra dell’anima, ed è così vero che in india esiste una scienza basata unicamente sul potere dell’occhio. Dagli occhi emanano delle forze e delle energie che possono avere un potere reale sugli altri. Questo fatto è stato alla base di quel ramo del combattimento occulto dei ninja chiamato ” taiminjutsu”, che da noi si chiama ipnosi. in un uomo evoluto spiritualmente, l’occhio destro, quando è volontariamente diretto, trasmette l’energia del corpo emozionale, mentre l’occhio sinistro trasmette l’energia della mente analitica. in un simile individuo lo sguardo è debole e non può utilizzare la volontà per influenzare e dirigere un avversario. In un grande esperto, al contrario, l’occhio destro distribuisce l’energia dell’anima e l’occhio sinistro è il canale dell’energia della mente pura e intuitiva. In tal caso il centro ajna diventa l’organo eterico che concentra  e dirige tutte queste energie. Questo punto focale di concentrazione funziona allora come un terzo occhio, che trascende quanto la vista fisica ordinaria può percepire.
A un altro livello, e affinchè si possa meditare utilmente sulle reazioni e le funzioni dell’occhio secondo la tradizione orientale, precisiamo che l’occhio sinistro è in relazione con l’aspetto ”intelligenza” (e con il centro eterico della gola), l’occhio destro è in relazione con l’aspetto ”amore” (e con il centro eterico ajna), e il terzo occhio rappresenta l’aspetto ”volontà” o ”potere” in cui si radica l’occhio divino (il centro eterico della testa).
Nel Budo esistono tre modi di utilizzare il potere della vista:

  1. Il primo modo di utilizzare gli occhi è concreto. Spesso serve prima del combattimento vero e proprio. E’ la fase di osservazione, sempre molto sviluppata negli esperti di arti marziali; comprende l’osservazione topografica e metereologica, l’osservazione della posizione del sole, del numero degli avversari, della natura delle loro armi e del loro comportamento, ecc… . Questo tipo di osservazione è necessario, ma deve essere rapidissimo, quasi istantaneo, e dare il via a tutti i grandi principi della strategia militare. In poche parole, si tratta di guardare bene.
  2. Il secondo modo di utilizzare la vista non è più guardare, ma vedere senza guardare. Ciò avviene quando la mente ha smesso di essere l’osservatore. Takuan spiega che ” la mente, per essere libera, non deve attaccarsi nè agli occhi, nè all’arma dell’avversario, ma deve essere fluida come l’aria”. In questo tipo di percezione, che soltanto un maestro è capace di attuare, il centro della fronte diventa l’organo della percezione.
  3. Il terzo modo di percepire nasce dalla sintesi dei primi due. Musashi lo spiega così:
    “ Nella strategia è importante vedere gli oggetti lontani come se fossero vicini e guardare da lontano le cose molto vicine. Bisogna vedere la sciabola del nemico e non essere distratti dai movimenti insignificanti della sua sciabola. Dovete studiare questo. Lo sguardo nel duello è lo stesso che per la strategia sul campo di battaglia”.
    Musashi precisa che bisogna essere in grado di guardare tutte le parti senza muovere le pupille. Tutte le discipline marziali, dopo lunghi  anni di addestramento, permettono di vedere senza guardare. se lo zanshin e buono, il campo visivo aumenta incessantemente e quando il centro ajna è attivo, è possibile vedere dietro di sè senza usare gli occhi. Aquesto livello , però, la vista è piuttosto una forma di percezione intuitiva.
    Uno dei primi atteggiamenti che bisogna assumere durante un kata consiste nel dirigere lo sguardo (me-tzuke) nè troppo in alto , nè troppo in basso, badando che non sia nè troppo debole, nè troppo forte. Ciò richiede un vero e proprio distacco interiore dal frutto dell’azione.

Bibliografia: Lo spirito del Budo (Michel Coquet)
   

Una serata speciale

March 4th, 2008

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Grazie a tutti quelli che hanno reso meravigliosa la cena di ieri.

La Vita Secondo i Samurai

March 2nd, 2008

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  • Rimproverare gli altri e coreggere le loro parole è importante tenendo presente che  si devono trovare il modo e il momento adatti.
    Criticare bene è estremamente difficile.
  • Sbadigliare in pubblico è irrispettoso; lo stesso vale per lo starnuto. Se non presti attenzione a tali cose farai ridicola figura.
  • E’ più che mai importante, quando un amico è incorso nella sfortuna, andarlo a trovare e portargli ciò di cui ha bisogno.
  • Un samurai che si scoraggia nell’avversa fortuna non serve a nulla.
  • L’amore supremo è l’amore segreto. Una volta svelato l’amore sminuisce.
  • Si abbiano sempre a portata di mano cipria e belletto. Può capitare di alzarsi con un terribile mal di testa e di aver brutto colorito.
  • E’ perchè non si bada a tante piccole mancanze e non si dà ascolto a tutte le lamentele che le persone di servizio possono vivere tranquillamente.

Aikido Team Ravenna

Canti del Cammino

February 26th, 2008

E’ multiforme
e ignora ogni confine,
è Aikido
manifestalo al mondo

Usa il tuo Aiki
e attiva e manifesta
ogni potere:
porta pace itorno a te,
crea un mondo più bello!

Se non vorrai
allacciare te stesso
al Vero Nulla
mai potrai comprendere
il sentiero dell’Aiki

Prodi guerieri!
sorgete all’universo
e con tecniche
vere brillate e al
mondo Aikido mostrate!

Vera Vittoria
è la Vittoria sul sè!
Armonizzati
con le pure tecniche
dell’Aiki
salvezza è dentro di te!

Se tu pratichi
diligente le tecniche,
crederai in quello che
si sviluppa e ti forgia.

Ancora e ancora
pratica le tecniche
con tutto il cuore.
Usa il Solo
per sconfiggere i Molti:
questa è la Via del vero Aikidoka

Il mio nemico
solleva la spada
fronteggiandomi,
ma quano vibra il colpo
già sono dietro a lui.

Non ha bisogno
chi ha trovato la luce
in ogni cosa
di sguainare la spada
incauto e senza causa.

Se padroneggi
le tecniche di Aikido
nessun nemico
mai si vorrà arrischiare
a sfidarti sul campo.

Sembra l’Aikido
un cammono si arduo
da comprendere,
ma è piano e naturale
come Cielo che scorre.

Aikido Team Ravenna:
Bibbliografia l’Essenza dell’Aikido gli insegnamenti spirituali del Maestro  (a cura di John Stevens) mediterranee.
 

Sunto di Intervista

February 22nd, 2008

Intervista con Morihiro Saito
di Stanley PraninAiki News#88 (Summer 1991)
Traduzione di Pasquale Robustini

Storicamente, penso che l’Aikido si sia sviluppato da situazioni in cui un samurai non poteva usare la spada. Alcuni critici affermano che l’Aikido non funzionerebbe contro tecniche di combattimento più moderne, come il Karate. Lei che ne pensa?

L’Aikido comprende il ”Tanto dori” (difesa da coltello), ”Tachi dori” (difesa da spada) e ”Jo dori” (difesa da bastone). Durante queste tecniche, se si permette alla lama anche solo di toccare il corpo si può restare uccisi, mentre un pugno o un calcio non possono farlo, a meno che non colpiscano un punto vitale. Una spada ha bisogno solo di un leggero contatto per ferire gravemente od uccidere e noi impariamo a difenderci da una spada a mani nude. Se teniamo in mente questo, si tratta di un allenamento valido.

Pensa che l’Aikido senza ”atemi” possa essere efficace contro un attacco di potenza?

L’Aikido comprende gli ”atemi” (colpo), sebbene naturalmente l’allenamento non sia la stessa cosa della realtà, infatti non applichiamo l’atemi a pieno nel dojo (luogo di pratica). Nel Taijutsu, l’atemi è un allenamento vitale che enfatizziamo molto nel nostro dojo. Nella mia esperienza ho potuto constatare che oggi gli atemi non vengono insegnati in molti dojo di Aikido, ma nei filmati si vede che O-Sensei li utilizzava spesso.

Oggi l’Aikido è insegnato in molti modi diversi ed è un bene poter imparare da insegnanti diversi. Non dovremmo proibire agli studenti di andare da altri maestri. Ci sono alcuni Shihan che ne fanno un vero problema, ma io penso che si sbaglino.

Nell’Aikido l’atemi è usato specialmente contro attacchi da arma; lei pensa sia Auspicabile che gli aikidoka imparino ad affrontare attacchi tipo quelli di karate, ora che sono così diffusi?

Si, penso che si dovrebbe. Non va evitato. Ci sono molte tecniche di base che ci possono insegnare ad affrontare il Karate, così come tsuki e yokomenuchi. Un gruppo fondato da alcuni dei miei studenti pratica una forma di difesa contro attacchi di Karate molto interessante. Un IV° Dan sia di Aikido che di Judo è in grado di schivare attacchi di Karate per poi entrare e proiettare o bloccare il suo attaccante in una splendida esibizione di tecniche di Aikido. Raccomanderei anche una intensa pratica di tecniche come yokomenuchi e tachi dori.

Lei pone una grande enfasi sulle armi e basa il suo insegnamento sui principi della spada. Cosa pensa dell’attuale situazione dell’Aikido altrove?

Non conosco altro aikido che quello di O-Sensei. Mi è stato insegnato da O-Sensei dai 18 ai 41 anni e l’ho servito allo stesso modo di uno studente interno, quindi non conosco altri insegnanti. Molti Shihan creano nuove tecniche e penso sia una cosa meravigliosa, ma dopo averle analizzate sono ancora convinto che nessuno può sorpassare O-Sensei. Penso sia meglio seguire le forme che ci ha lasciato.

 

  • Per visionare l’intervista completa digitare:

http://www.tsunamidojo.it/intervista.html

P.S. Trovo sia molto utile fare esperienze di vari insegnamenti, ma mi ritengo fortunato di avere un Maestro dalla grande esperienza e dal bagaglio tecnico come Giorgio Oscari. Sicuramente non disdegnerò, se ne avrò l’occasione, di praticare con altri insegnanti di alto livello; senza dimenticare tutte le volte che continuerò a praticare con il mio maestro, di eseguire soltanto ciò che lui mi insegnerà, lasciando così in tal modo le altre esperienze solo come un arricchimento personale. Il tutto con lo scopo di forgiare meglio il mio modo di fare Aikido che, non deve essere diverso dagli altri, ma deve essere solo adattato alla mia persona fisica e unica.

Federico Bernardi Aikido Team Ravenna