Il 22- 23 Novembre si è svolto il primo stage ufficiale
Aikido no Musubi

Uno stage dove è venuto fuori, che non basta solo avere un grande riferimento tecnico (che comunque c’è stato), se poi non puoi mettere in pratica quello che ti viene fatto vedere, raggiunto un certo livello l’apprendimento di un Aikidoca avviene con il continuo confrontarsi, lavorando con persone diverse, di pari grado o superiore, cercando di non essere ne troppo accondiscendenti nel farsi fare la tecnica, o ostacolandone l’esecuzione. Insomma sono gli scambi sinceri di sensazioni che ti permettono di catturare la vera essensa di una tecnica, e a questo stage posso dire con orgoglio che ve ne sono stati e spero di aver contribuito anchio a darne.

Grazie e a presto.

Esami

November 19th, 2008

Aikido Team Ravenna, si complimenta con i suoi allievi per gli esami recentemente svoltisi con esito positivo.
Ed augura a tutti, un sereno cammino ricco di impegni, sudore e tanta soddisfazioni nel mondo dell’Aikido.

Museo Stibbert - Firenze

November 11th, 2008

Museo Stibbert
via Frederick Stibbert 26
50134 Firenze

armatura giapponeseIl Museo Stibbert di Firenze contiene la più grande collezione di armeria giapponese esistente fuori dal Giappone e conta materiale che va dal periodo Momoyama (1573-1599) al periodo Edo (1600-1867). L’ammirabile collezione coincide con il periodo, seconda metà del XIX secolo, nel quale il Giappone riscoprì il commercio e lo scambio culturale e nel quale ebbe termine, in modo cruento, il dominio della casta guerriera. Periodo di mutamenti, offrì ai collezionisti di tutto il mondo magnifiche opportunità per acquisire opere di immenso valore.

Il Museo deve la sua esistenza ad un uomo straordinario, Frederick Stibbert (1838-1906), di padre inglese e madre italiana, nato a Firenze ma educato in Inghilterra.
Le tre sale che ospitano l’armeria giapponese erano in origine pensate per accogliere materiali medievali europei, ma già intorno al 1880 Stibbert iniziò ad interessarsi agli armamenti dell’estremo oriente, in concomitanza con la riapertura del Giappone ai mercati esterni dopo il 1868.

La raccolta conta circa 95 armature complete, 200 elmi, 285 tra spade corte e lunghe ed armi in asta, 880 tsuba (i guardamano delle sciabole ) oltre ad accessori tutti di grande qualità e fattura.

Il sistema feudalizio per secoli aveva costretto il Giappone ad una chiusura verso gli altri stati, impedendo di fatto la possibilità di scambi, non solo economici ma anche culturali. Caduto questo, il Giappone vide letteralmente “traboccare” dai propri confini tutto quanto era stato per così lungo tempo gelosamente custodito e mantenuto come propria eredità perpetuata nel tempo. Questo in quanto notevoli riforme, come l’abolizione del sistema feudale (1871) o l’abolizione della casta dei samurai (1877) in seguito alla rivolta degli stessi soppressa nella battaglia di Kagoshima, furono rese necessarie per ritornare al passo con i paesi occidentali. Si crearono così gravi scompensi all’interno del paese, che non era pronto ad un taglio così netto con il passato. Conseguente alla loro destituzione è la necessità, per i feudatari, di procurarsi un reddito. Ciò costituì la premessa al fiorire della vendita d’oggetti e manufatti giapponesi in tutto l’Occidente, in cambio di materiali e manufatti occidentali necessari per la crescita economica.
In un quadro storico, così intenso e vivace per un paese estraneo agli avvenimenti mondiali da molti secoli, si inserì l’inizio della storia del collezionista Stibbert che diede vita, di lì a poco, ad una vera e propria “collezione giapponese” in terra italiana. L’interesse dello Stibbert per l’arte e la cultura nipponica non si limitava solo alle opere più rinomate e preziose quali armature, spade o statue, annoverate anche in patria come tesori. In questo, la sua ammirazione, eccedeva il comune senso del “bello” e si diramava nella cultura propria, sino ad approdare all’acquisto di oggetti d’uso comune curati nei dettagli e ornati da sapienti mani con lavoro artigianale.

Teatro Alighieri
Venerdì 7 novembre 2008, ore 21.00 (ingresso libero)

Il Teatro Alighieri di Ravenna ospiterà venerdì 7 novembre (ore 21) uno spettacolo di gagaku, musica e danza della corte imperiale del Giappone. Si tratta di un appuntamento unico e forse irripetibile per l’Italia presentato in esclusiva a Ravenna, Firenze e Roma, nell’ambito della 6° edizione dell’Ottobre Giapponese.

L’eccezionale tournée è stata organizzata dalla Japan Foundation in collaborazione con il Ravenna Festival, l’IsIAO (Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente) Emilia-Romagna, l’A.S.C.I.G (Associazione per scambi culturali fra Italia e Giappone) e, grazie al prezioso sostegno di ALYA Tecnologie Integrate, è offerta al pubblico ad ingresso libero.

Il gagaku è una sorta di “fossile vivente”, una tradizione che si mantiene inalterata, nelle forme come nel repertorio, almeno dal X secolo. È la più antica delle forme di rappresentazione che ci siano giunte dalla tradizione giapponese, ed è stata, in buona parte, alla base delle più recenti (e più note, in Occidente) forme musicali e teatrali del Giappone. Introdotto in Giappone nella fase di acquisizione del modello istituzionale, religioso e culturale del continente, il gagaku presenta forti e evidenti elementi di contatto con la tradizione cinese da cui ha avuto origine.

L’importanza del gagaku è duplice: ha un valore storico, in quanto è una delle prime forme di cultura musicale, e un valore artistico poiché gli strumenti o lo stile particolare lo distinguono nettamente dalla musica occidentale. Più che una rappresentazione teatrale in senso stretto il gagaku si caratterizza per essere una forma ritualizzata di intrattenimento destinato principalmente alla corte imperiale ed ai santuari più importanti. Rivestitosi di un’aura quasi sacrale, il gagaku si è così preservato intatto fino ai giorni nostri, tanto che nello stesso Giappone moderno e democratizzato è possibile assistere a rappresentazioni di questa espressione artistica solo in particolari, limitate occasioni, generalmente in spazi dedicati all’interno di santuari shintoisti. Uno di questi santuari, situato a Kyoto, è lo Ichihime, dove nel 1980 Hida Tomihisa, attuale superiore del santuario, fondò lo Ichihime Gagakukai, compagnia avente lo scopo di conservare e diffondere l’eredità del gagaku e da cui proviene il gruppo di venticinque artisti che daranno vita alla rappresentazione che andrà in scena al Teatro Alighieri di Ravenna. Quattro i brani che compongono il programma (Etenraku, Nasori, Goshôraku e Bairo), ognuno dei quali sarà preceduto da una breve presentazione da parte del fondatore della compagnia.