Aikido in purezza e serenità
April 8th, 2008
A.T.A.G.O. “Associazione Takemusu Aiki Giorgio Oscari”.
Questa neonata associazione che ha come direttore tecnico il M° Giorgio Oscari VII° Dan, vuole essere orientata allo sviluppo della pratica dell’Aikido secondo gli insegnamenti di Soke Saito Morihiro, caposcuola di quella che è nota cone Iwama Ryu, la Scuola di Iwama.
Il nome scelto per la neo federazione italiana di Takemusu Aiki si richiama al monte sacro che sovrasta la citta di Iwama, in Giappone.
L’idea è quella di rendere evidente la condivisione di valori tecnici e morali tra la scuola italiana di Aikido, che il M° Oscari guida da moltissimi anni, con la scuola di Iwama fondata da O Sensei Ueshiba e sviluppata poi da Saito Morihiro Sensei.
L’ancoraggio alla scuola di Saito Sensei nasce dall’esperienza tecnica ed umana come Uchi Deshi (alievo interno alla scuola) che il M° Oscari ha svolto delle numerose permanenze in Giappone.
Grazie a queste profonde esperienze ed alla sua conoscenza delle realtà federative nazionali in Italia, il M° Oscari ha ritenuto di poter impostare in prima persona un nuovo sviluppo del Takemusu Aiki nelle regioni italiane.
La recente definizione di un’organizzazione a livello nazionale non è altro che l’evoluzione di una disponibilità a farsi portavoce dei valori espressi dall’Aikido, raccogliendo contemporaneamente la volontà di praticare, secondo criteri tecnici ed umani condivisi, espressa da diverse realtà di praticanti italiani.
Si è manifestato quindi l’intento di raggruppare questa volonta sotto un’ unica, visione tecnica ed organizzativa, lontana da discriminazioni, probabilmente strutturali, che in taluni casi sono emerse con l’affiancamento dell’Aikido a federazioni incentrate, per loro scopo naturale, su altre discipline o su motivazioni agonistiche.
Scopo di A.T.A.G.O., quindi, è lavorare con finalità di diffusione e sostegno della pratica dell’Aikido, orientandola alla visione tecnica espressa da Saito Morihiro Sensei.
Figurativamente nello stesso modo in cui il Monte Atago volge il suo sguardo verso la città di Iwama.
Sunto di una riflessione scritta del D.T.R. M° Antonio Rocchi
Corso di autodifesa femminile
April 6th, 2008
Bob: “Tutte in riga!!!… Benvenute alla prima lezione di autodifesa completa femminile! Io sono Bob Jackson. Sono cintura nera di karate e ho studiato arti marziali per più di vent’anni e sono anche ex campione mondiale! Ora… questo corso costa più di altri, ma vi garantisco che non avrete mai più paura della violenza. Adesso lasciatemi chiedere… qual’è la cosa che vi preoccupa di più ragazze? Si tu!”
Ragazza nera: “Se trovi tuo marito che, per esempio, ha un’altra moglie con dei figli… Ciò che vorrei sapere è <come uccidi un uomo nel sonno?>”
Bob: Lasciamici pensare… Iniziamo con la difesa da attacco di coltello. Chi vuole attaccarmi?
Ragazza nera: “Ho io! vado a prendere il mio che ho nella borsetta.
Bob: “Perchè non provi tu?”
R. Bionda: “E’ un coltello vero!”
Bob: “Non ti preoccupare di questo,… vera sofferenza”
R. Bionda: “non lo so, non penso di potere”
Bob: “Su forza!”
R. Bionda: “Oh mio dio! S-s-s-s-s-s-s-sono davvero dispiaciuta! non volevo! è tutto ok?”
Bob: “Sto bene.” “Ho spostato i miei organi interni per evitare il coltello.” “Come tutti gli studenti principianti mi hai attaccato nel modo sbagliato. Dovresti attaccarmi in questo modo.”
R. Bionda: “Ok”
Bob: “Ricordalo e prova di nuovo”
R. Bionda: “Ho… sembra tu stia perdendo molto sangue! posso fare qualcosa?”
Bob: “Caspita! sei ancora agli albori, devi tenere il tuo braccio completamente dritto.
R. Bionda: “Ok”
Bob: “Questa è l’unica soluzione… Ancora una volta”
R. Bionda: “Diritto, ok, ho capito, ok”
Bob: “Così, semplicemente così”
Il gruppo di donne: “Ma sei pazzo?! è la sua prima volta!”
Bob: “Volevo solo mostrarle quanto può essere facile… dopo 20 anni di arti marziali”
R. Con la Coda: “Questa lezione è un furto. Ridammi i miei soldi”
R. Nera: “E sentite, nel 1976 Chuck Norris era il campione del mondo!”
Bob: “Non ho mai detto di essere l’unico campione del mondo, ce ne sono stati un sacco! Io ho combattuto contro Elvis!
R. Nera: “Dico… ti svegli da un sonno profondo e tua moglie ti stà facendo questo”
R. Nera: “E faccio anche così”
Altra ancora: “E anche così”
Bob: “Credo di non aver spostato Mr. Happy…”
Le mani
April 5th, 2008
Nelle arti marziali la mano ha un ruolo chiave. E’ lo strumento dello spirito e il canale dell’energia. E’ un trasmettitore privilegiato del ki e un eccezionale mezzo di controllo. Ma finchè la mano non acquista il potere che le è proprio, dice un testo tibetano, bisogna insegnarle a dare e non a ricevere. Deve essere aperta per dimostrare che in essa non esistano più l’odio e l’avidità. Il pugno chiuso su se stesso deve aprirsi, dice un altro testo sacro, affinchè la sua luce, in forma di raggiuo, lenisca le sofferenze degli uomini.
”Quando un fedele si evolve in purezza morale, le sue mani
diventano poteri trasmettitori di energia spirituale,
perchè le mani sono dotate di chakra attraverso i quali l’energia
superiore dell’anima trova (quando è il momento)
il suo campo di espressione e di servizio”.
Durante alcune iniziazioni del buddhismo esoterico shingon, il maestro si serve della mano per trasmettere certi poteri e stimolare le potenzialità psichiche del nuovo adepto, toccando (nyasa) con le dita alcune zone nervose del corpo.
In Oriente come in Occidente, si pensa che la mano contenga virtualmente tutta la vita passata della persona. E’ un universo in miniatura concepito come si deve, cioè con una doppia polarità. La mano sinistra rappresenta il mondo della forma e dell’effetto (yin), la mano destra quello della causa e del divino (yang). In molti mudra le mani vengono unite affinchè l’uomo realizzi nel suo cuore che materia e spirito non sono diversi l’uno dall’altro, poiche lo spirito non è altro che materia al livello più elevato e la materia non è altro che spirito al livello più basso.
Molto interessante sono i punti dell’agopuntura, capire la relazione trà le dita e gli organi del corpo e anche le corrispondenze celesti della chiromanzia.
Sul piano dell’energia, la mano possiede nel suo palmo un piccolo centro, o turbine, di ki; quando questo chakra diventa normalmente attivo, le dita diventano il canale di cinque flussi di luce.
E’ bene anche sapere che i nervi che terminano nelle dita sono in rapporto con gli organi della vista psichica. Per questo motivo è possibile vedere, sentire un avversario, semplicemente tenendo verso di lui le nostre dita aperte, come antenne. Questo è uno dei significati dei kamaé (guardia) nell’Aikido.
l’estensione del ki attraverso le cinque dita viene enormemente facilitata dalla pratica delle armi lunghe o da un certo modo di concepire l’uso di tali armi.
Nella scuola Katori Shinto Ryu esiste un insegnamento segreto che riguarda questo modo di utilizzare la sciabola. E’ riassunto in questa frase:
”Kate uchi wa go sun toku ari”
In sintesi, la sciabola deve diventare parte integrante del corpo.
Dev’essere un’ estensione del corpo, come la mano o il braccio. Un tale atteggiamento permette di estendere il proprio ki fino alla punta dell’arma e di arrivare a una precisione straordinaria.
Quando si dice estendere il proprio ki, s’ intende anche estendere la propria coscienza. In questo modo diventa possibile sentire con la punta della propria arma come se fosse la punta delle proprie dita.
Ricorderete che il senso del tatto, quando è perfetto, permette di sviluppare il potere di conoscere l’altro. La mano è dunque strettamente connessa al potere umano di conoscere e valutare le cose. Attraverso la conoscienza delle cose, l’uomo acquisisce il discernimento, che è rappresentato dalla spada perchè, come dicono i monaci giapponesi, è essa che trancia trà il vero e il falso. La spada della saggezza (e-ken),dunque, maneggiata da colui che ha ottenuto la bodhi (illuminazione) permette di ottenere la spada della conoscienza (chi-no-ken). Questa spada, tuttavia, sarà senza nessun potere se la mano che la tiene non è l’espressione di un uomo dacciaio e dagli ideali elevati quanto il simbolo del katana nella religione shinto.
Il karatedo ha dato molta importanza all’utilizzo delle mani nella sua strategia. Di taglio, di punta, a pugno chiuso, ecc… : tutti modi di colpire offerti dalla mano, con le forme che può assumere. I maestri , tuttavia, precisano che la mano è soltanto un canale e che resta debole se non è stata scoperta la sorgente del ki.
Vi sono esercizi di mudra che hanno la particolarità di rinforzare considerevolmente il centro del ki all’interno dei palmi delle mani. Uno particolarmentefacile viene eseguito al dojo dopo uno sforzo intenso, quando il sangue è stato intensamente arricchito di ki e ha circolato in tutto il corpo: mettetevi in piedi, con il corpo ben diritto; chiudete gli occhi, le braccia rilassate leggermente staccate da entrambi i lati del corpo; aprite bene le dita, con le palme rivolte in avanti; cocentrate la vostra attenzione su quanto accade nelle vostre dita; sentirete ben presto un pizzicore naturale, una sensazione di leggera vibrazione. Si tratta di una manifestazione dell’energia del ki. Bisogna immaginare o visualizzare subito un raggio di luce arancione che esce dalle dita e continuare questo esercizio il più a lungo possibile.
Un altro esercizio dello stesso genere, che è una prova della realtà del potere della nostra volontà sul ki, consiste nell’eseguire lo stesso esercizio precedente, ma concentrandosi su una mano sola: immaginate che si raffreddi, cercate di sentire il freddo, magari immaginando che sia posta sul ghiaccio. Potete fare lo stesso esercizio mentale cercando di riscaldare la mano.
Questi esercizi sono facilissimi e danno molto spesso degli ottimi risultati. Aiutano a lavorare mentalmente e a utilizzare le risorse interiori (visualizzazione, volontà, concentrazione), oltre ad aprire i canali (nadi) del ki all’interno delle mani. Sono anche degli ottimi esercizi per comprendere in che modo possiamo utilizzare la forza del ki, sia positivamente, sia negativamente, per attrarre o respingere. Così, invece di pensare che la vostra mano si scaldi, pensate che attiri, e presto la vostra mano, all’inizio impercettibilmente, attirerà ciò che si trova alla sua portata. Potete applicare questo pseudo-segreto del budo e realizzare considerevoli progressi nella vostra disciplina.
Bibliografia: La vera forza delle arti marziali (Michel Coquet)
Un eccesso di leggerezza di cui vogliamo scusarci.
April 2nd, 2008
Qualche giorno fa’, su queste pagine sono state pubblicate parole irrispettose e fuori luogo, specialmente se decontestualizzate dalla loro origine.
Questo post ha la pretesa di chiedere scusa a tutti coloro che sono stati coinvolti in questo errore che vogliamo riconoscere nella sua interezza e di cui vogliamo indicarci come pienamente responsabili.
Abbiamo deciso di esporre questi chiarimenti in modo pubblico, così come pubblicamente abbiamo commesso i nostri errori, in modo da togliere ogni dubbio e sottolineare la totale assenza di intenzione di offendere qualunque persona si fosse sentita coinvolta. Abbiamo meditato a lungo e molto profondamente su quanto accaduto e abbiamo deciso di esporre chiaramente i fatti per come sono avvenuti per poterne sottolineare le responsabilità e per poter così agire, in futuro, in direzione corretta senza rischiare di commettere ancora errori di questo tipo.
L’accaduto
Qualche giorno fa è stato scritto un post da Giovanni Gardini con l’intento celebrare in modo divertente il passaggio di grado del proprio maestro Federico Bernardi. La narrazione comica riprende, con opportune variazioni, una celebre scena di un film italiano degli anni ‘80, “Il secondo, tragico, Fantozzi”, nel quale il malcapitato protagonista si reca al casinò, in ruolo di portafortuna, al seguito di uno dei capi della Megaditta in cui lavora, il duca Conte Semenzara, di cui è un sottoposto.
Giovanni Gardini intende scusarsi poichè si è reso conto che purtroppo il reale messaggio del suo post sarebbe stato accessibile nel suo senso originale solamente a coloro che avevano ricordo del film. E’ decisamente vero che chi non avesse associato il testo al film avrebbe potuto fraintendere le intenzioni iniziali ed offendersi. Chiede dunque ufficialmente scusa al Maestro Giorgio Oscari per essere stato irriverente e leggero nei suoi confronti e spera che vi sia comprensione a seguito di queste motivazioni.
Le responsabilità correlate
Un altro autore di questo blog, Luca Sartoni, che sin ora ha svolto il ruolo di coordinatore e responsabile della promozione ha effettivamente letto quanto scritto da Giovanni e pur ritenendolo fuori luogo non ha dato la giusta importanza a quanto veniva riportato. Avrebbe dovuto, invece, mettere immediatamente lo scritto fuori dalla portata del pubblico e verificarne più accuratamente l’idoneità alla pubblicazione, alla luce del contenuto che poteva risultare molto sconveniente. Di questa mancanza si rende perfettamente conto e si assume completa responsabilità.
Il ruolo di Federico
Federico Bernardi, in qualità di Responsabile del Dojo e in qualità di guida nella pratica dell’arte avrebbe dovuto istruire in modo più ligio i propri collaboratori riguardo ai contenuti leciti e illeciti pubblicabili su questo blog. Non è stata delineata una politica di pubblicazione condivisa e chiara, nei mesi sin ora trascorsi, e di questa mancanza si sente pienamente responsabile. Per questo motivo intende pubblicamente chiedere scusa a coloro che si sono sentiti offesi e in special modo al M° Giorgio Oscari che si è trovato coinvolto in un racconto di fantasia piuttosto grottesco e assolutamente fuori luogo.
Concludendo
L’intero staff di autori di questo blog sono sinceramenti dispiaciuti per l’accaduto e desiderano scusarsi profondamente con coloro che si sono sentiti vessati e offesi da quanto accaduto. Questo genere di leggerezze non saranno più compiute e grande attenzione verrà posta nella scelta della linea editoriale di questo blog, che comunque non si tratta di una voce ufficiale ma di uno spazio aperto e condiviso sia per affrontare temi inerenti all’arte che con grande passione stanno praticando, sia per tutte le questioni di vita informale che li coinvolge come gruppo affiatato di amici sinceri.
Nella speranza di aver chiarito una situazione molto spiacevole, salutiamo i nostri visitatori.
Federico, Giovanni e Luca.
Gli occhi
April 1st, 2008
Nel Budo, gli occhi sono di capitale importanza: grazie a essi valutiamo la natura delle cose che ci circondano. Nella lotta per la vita, l’occhio ha un’importanza relativa perchè non bisogna fidarsi della vista, che può essere un importante fattore di errore e di illusione, come il modo fisico che contempliamo quotidianamente. E’ necessario imparare a vederci chiaro. Ma parliamo un pò dell’occhio.
Sul piano fisico, l’occhio è strettamente connesso con le zone frontali e la ghiandola pituitaria. Sul piano eterico, lahiandola pituitaria è collegata al centro fisico della fronte, che gli yogi indiani chiamano centro ”ajna”. E’ un vortice di energia situato alla radice delle sopracciglia, fra gli occhi. In Oriente questo punto preciso compare sempre nelle statue delle divinità. Il centro ajna è l’organo (invisibile) della personalità integrata e perfetta, della vista intuitiva e del discernimento spirituale. Per il budoka è questo che deve diventare l’organo della vera vista. Spesso si dice che gli occhi sono la finestra dell’anima, ed è così vero che in india esiste una scienza basata unicamente sul potere dell’occhio. Dagli occhi emanano delle forze e delle energie che possono avere un potere reale sugli altri. Questo fatto è stato alla base di quel ramo del combattimento occulto dei ninja chiamato ” taiminjutsu”, che da noi si chiama ipnosi. in un uomo evoluto spiritualmente, l’occhio destro, quando è volontariamente diretto, trasmette l’energia del corpo emozionale, mentre l’occhio sinistro trasmette l’energia della mente analitica. in un simile individuo lo sguardo è debole e non può utilizzare la volontà per influenzare e dirigere un avversario. In un grande esperto, al contrario, l’occhio destro distribuisce l’energia dell’anima e l’occhio sinistro è il canale dell’energia della mente pura e intuitiva. In tal caso il centro ajna diventa l’organo eterico che concentra e dirige tutte queste energie. Questo punto focale di concentrazione funziona allora come un terzo occhio, che trascende quanto la vista fisica ordinaria può percepire.
A un altro livello, e affinchè si possa meditare utilmente sulle reazioni e le funzioni dell’occhio secondo la tradizione orientale, precisiamo che l’occhio sinistro è in relazione con l’aspetto ”intelligenza” (e con il centro eterico della gola), l’occhio destro è in relazione con l’aspetto ”amore” (e con il centro eterico ajna), e il terzo occhio rappresenta l’aspetto ”volontà” o ”potere” in cui si radica l’occhio divino (il centro eterico della testa).
Nel Budo esistono tre modi di utilizzare il potere della vista:
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Il primo modo di utilizzare gli occhi è concreto. Spesso serve prima del combattimento vero e proprio. E’ la fase di osservazione, sempre molto sviluppata negli esperti di arti marziali; comprende l’osservazione topografica e metereologica, l’osservazione della posizione del sole, del numero degli avversari, della natura delle loro armi e del loro comportamento, ecc… . Questo tipo di osservazione è necessario, ma deve essere rapidissimo, quasi istantaneo, e dare il via a tutti i grandi principi della strategia militare. In poche parole, si tratta di guardare bene.
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Il secondo modo di utilizzare la vista non è più guardare, ma vedere senza guardare. Ciò avviene quando la mente ha smesso di essere l’osservatore. Takuan spiega che ” la mente, per essere libera, non deve attaccarsi nè agli occhi, nè all’arma dell’avversario, ma deve essere fluida come l’aria”. In questo tipo di percezione, che soltanto un maestro è capace di attuare, il centro della fronte diventa l’organo della percezione.
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Il terzo modo di percepire nasce dalla sintesi dei primi due. Musashi lo spiega così:
“ Nella strategia è importante vedere gli oggetti lontani come se fossero vicini e guardare da lontano le cose molto vicine. Bisogna vedere la sciabola del nemico e non essere distratti dai movimenti insignificanti della sua sciabola. Dovete studiare questo. Lo sguardo nel duello è lo stesso che per la strategia sul campo di battaglia”.
Musashi precisa che bisogna essere in grado di guardare tutte le parti senza muovere le pupille. Tutte le discipline marziali, dopo lunghi anni di addestramento, permettono di vedere senza guardare. se lo zanshin e buono, il campo visivo aumenta incessantemente e quando il centro ajna è attivo, è possibile vedere dietro di sè senza usare gli occhi. Aquesto livello , però, la vista è piuttosto una forma di percezione intuitiva.
Uno dei primi atteggiamenti che bisogna assumere durante un kata consiste nel dirigere lo sguardo (me-tzuke) nè troppo in alto , nè troppo in basso, badando che non sia nè troppo debole, nè troppo forte. Ciò richiede un vero e proprio distacco interiore dal frutto dell’azione.
Bibliografia: Lo spirito del Budo (Michel Coquet)
Una indegna figura
April 1st, 2008
Sembravano momenti felici, per il nostro neo Maestro Federico Bernardi. Aveva raggiunto l’olimpo della conoscenza e il tanto agognato 3° Dan, quando nubi cupe hanno oscurato la sua gioia. Il suo volto ridanciano si è fatto cupo in pochi istanti, vedendo il suo destino abbattersi su di lui in modo inesorabile.
Due loschi figuri, approfittando di un suo momento di distrazione, lo hanno colto di sorpresa e hanno attentato alla sua incolumità. Ma lui, forte della sua disciplina, dopo anni di duro allenamento e temprato dalle recenti sfide appena superate non ha purtroppo reagito come si conviene a qualcuno del suo rango. Di fronte a due banali prese di modesta entità ha reagito frignando e dimenandosi come un misera cintura bianca.
Quale disonore, per il nostro dojo. E poi ci si meraviglia che nessuno di noi sa subire nikyo? Ovvio, ma la colpa è sua, vedere per credere.
Speriamo che il tempo lo migliori come il vino, e non lo inacidisca come l’aceto.