L’ESAME DI FEDERICO

March 30th, 2008

fefderico all’esame del terzo dan

Il Grande Maestro Duca Conte, come tutti i posseduti dal demone delL’AIKIDO, era preda di superstizioni e scaramantici rituali:
A UI UE’ l’AWASE viene a me, UI UE UA’ l’AWASE viene qua”
Chiamò davanti a sè Federico per il saluto:
Si segga Bernardo!” disse con voce imperiosa.
“Scusi signor Maestro Duca Conte, veramente sarei Bernardi.. e non ci sarebbe la sedia..” rispose con voce umile Federico.
“Si segga lo stesso! E mi tocchi il sedere!
“Mi scusi, ecco… ma come faccio?”
“Insinui una mano sotto, insomma si arrangi!!”
Federico, in evidente imbarazzo davanti alla commissione esaminatrice, si mise in seiza dietro al Grande Maestro ed infilò sotto la mano sinistra.
A Pasquale, che lo osservava esterrefatto, per giustificare il suo gesto fece l’occhiolino toccandosi più volte l’orecchio..
Il Duca Conte roteò il bokken 3 volte per accattivarsi la benevolenza degli spiriti, colpendo Federico ad un piede.
“AHIA!!”
“Che le è sucesso?”
“Mi ha colpito il piede con il bokken Maestro Duca Conte..”
“Rimetta subito il piede sotto il bokken, non interrompa il fluido, tutto deve restare come quando ho avvertito la presenza del maestro Saito!!… E continui con il sedere.”
Una sofferenza orrenda ma breve, perchè nel giro di cinque minuti il Maestro raggiunse l’illuminazione.
“E la smetta di toccarmi il culo!!”

Fede iniziò l’esame partendo dalle armi.
A metà dell’awase del kata dei 31 il Grande Maestro iniziò a distrarsi guardando l’unica donna presente.
Costei, dovendo sostenere l’esame da primo dan, pensava di accattivarsi la benevolenza del Maestro suggerendo con lo sguardo e piccoli gesti le più lascive tentazioni.
Il Duca Conte ormai non prestava più alcuna attenzione al povero Federico, che ansimante piroettava su un triplo yokomenuchi.
Esclamò di colpo:

“Bernardo, che grado ha lei in ditta Aikido?”
“Io? Il secondo signor Maestro.”
Promosso al terzo!!
“Promosso al terzo!! Con diritto al jo in legno di cedro del Libano e fodera Aikido Club in finta pelle?”
“Si si, ma vada avanti..”

Invitati Pasquale e Robby, Federico iniziò la lunga dimostrazione di taijutsu.
Il Maestro nel frattempo sfoderava tutto il suo repertorio di sguardi nei confronti della donna.

In compenso, durante quell’ora di esame Federicò scalò tutti i gradini della gerarchia Aikido.
Anche tre a tre..
Quarto Dan: Hakama ricamata in argento, bokken in mogano, fodera Aikido Club in finta pelle, Tanto firmato Gucci, kamiza con pianta di ficus simbolo del potere.
Quinto Dan: Hakama Versace ricamata in oro zecchino, bokken in teak delle foreste pluviali, ritratto naif yugoslavo di Saito alla parete, kamiza con due piante di ficus,
Sesto Dan: quattro piante di ficus, uchi-dechi femmina in toppless, 6 quadri naif dei grandi maestri giapponesi, tappetino persiano per la meditazione e tatami con moquette.

Era arrivato fino alla soglia della santità, il Settimo Dan, vale a dire: kamiza con serra di piante di ficus e tatami in pelle umana, quando la fortuna voltò rovinosamente le spalle al Maestro Duca Conte.

Si era avvicinato il noto latin lover Luca Sartoni, che forte del suo fascino rude, aveva dirottato le attenzioni della donna dal Grande Maestro Duca Conte a sè.
Ad uno a uno tutti i privilegi sparirono e Federico si vide togliere tutto, anche il bokken in cedro del Libano.
Bernardo, lei mi ha rovinato la giornata, menagramo, se ne vada!! sparisca!! Menagramo. Prima che la degradi a sesto kyu. Menagramo d’un menagramo!!

  1. Choku tsuki
  2. Kaeshi tsuki
  3. Ushiro tsuki
  4. Tsuki gedan gaeshi
  5. Tsuki jodan gaeshi uchi
  6. Shomen uchikomi
  7. Renzoku uchikomi
  8. Menuchi gedan gaeshi
  9. Menuchi ushiro tsuki
  10. Gyaku yokomen ushiro tsuki
  11. Katate gedan gaeshi
  12. Katate toma uchi
  13. Katate hachi no ji gaeshi
  14. Hasso gaeshi uchi
  15. Hasso gaeshi tsuki
  16. Hasso gaeshi ushiro tsuki
  17. Hasso gaeshi ushiro uchi
  18. Hasso gaeshi ushiro harai
  19. Hidari nagare gaeshi uchi
  20. Migi nagare gaeshi tsuki

Gli Zori

March 26th, 2008

Zori (tipica calzatura giapponese)

Gli zori fanno parte dell’abbigliamento classico di ogni giapponese. Una persona educata disporrà sempre i zori accanto a quelli altrui e nel senso dell’uscita. Un maestro giapponese, di cui non dirò il nome, aveva l’abitudine di accettare o rifiutare i nuovi alievi osservando il loro modo di disporre le calzature,o zori, entrando nel dojo.
Anche questo particolare ha la sua importanza strategica: in caso di pericolo gli zori devono essere pronti per poterli infilare immediatamente. Oggi è più che altro un modo per disciplinare la propria mente rispettando un’ antica regola.  

La cintura ”Obi”

March 24th, 2008

La cintura

In giapponese Obi può essere di vari spessori, ma anche in questo caso si può restare stupiti dall’importanza data a un elemento così semplice che, in fondo, serve soltanto a tenere ferma la giacca. Tuttavia questa cintura ha fatto sognare e cadere più di un animo che si riteneva forte.
Essendo quasi fuori moda il miraggio della cintura nera, gli è succeduto quello della cintura bianca e rossa, e ai nostri giorni, come vent’anni fa, assistiamo ancora alla corsa ai Dan. Non sottovalutiamo, quindi, questo accessorio dell’abbigliamento che, nella vita del Budo, ha fatto cadere più di un praticante!
La cintura non deve essere nè troppo stretta nè troppo larga. Permette di prendere coscienza della forza che è in noi e, di conseguenza, di concentrarla meglio nella zona dell’hara. Il ventre è come la cintura: mai troppo teso nè troppo rilassato. Musashi insiste su questo punto quando scrive:
<< La parte inferiore della schiena non deve mai essere prominente, mettere forza tra le ginocchia e la punta delle dita dei piedi, tendere il ventre per non curvare la zona renale. ” Fissare la chiavetta” , cioè appoggiare bene il ventre sulla guaina della sciabola piccola,  per non zavorrare la cintura>>*
(*Miyamoto Musashi, Le livre des cinq roues, Maisonneuve et Larose, p. 42.)
Nella Bibbia e nei testi sacri si fa spesso riferimento al fatto di cingersi i fianchi prima di un duro combattimento. E’ un modo per farsi coraggio prima di una grande proca. Molti sacerdoti orientali usavano la cintura nei rituali magici come strumento per separare il cielo dalla terra, isolandosi così dagli impulsi animali durante l’esecuzione di un rito sacro. Il Budo ha ripreso questa idea. La cintura del principiante è bianca, simboleggia l’ignoranza, la purezza del bambino, che è puro perchè non sa, perchè la sua mente è libera da ogni conoscienza intellettuale e umana. Più tardi, quando avrà conosciuto le basi della disciplina, il praticante porterà la cintura nera, simbolo delle conoscienze acquisite. Questa progressione è suddivisa in vari livelli di ”Dan” e, a seconda del tipo di disciplina, il grado di maestro sarà raggiunto al 5° o al 10° Dan. Quando l’esperto sarà diventato un Maestro, allora potrà indossare di nuovo la cintura bianca, simbolo della conoscienza vera, quella che non proviene dalla memoria o dall’intelletto, ma che emana direttamente dall’anima e dal Sè superiore.
Infine, non dimentikiamo che intorno alla vita si trova un importante meridiano del Ki, che si può estendere a piacere in un cerchio di forza magnetica e protrettrice. La cintura messa bene viene a trovarsi proprio su questo canale eterico.
Sta a ciascuno farne l’uso adeguato.

Bibliografia: Lo spirito del Budo (Michel Coquet)

Il Keikogi

March 24th, 2008

Il Keikogi

”Keiko” significa ”allenamento marziale”,  ma ha anche un senso filosofico in confronto a ”Renshu”, che è solo allenamento sportivo. L’abito si chiama ”gi” e vale per le differenti discipline: Karate-gi, Judo-gi, ecc.. .
L’abito è un elemento molto utile per mettere un individuo in un altra condizione mentale. Quando ci svestiamo nello spogliatoio, ci togliamoci togliamo dei supporti che ci sono cari e nei quali cerchiamo sicurezza affermando un’identità che il più delle volte imita delle idee lanciate dalla moda, allo scopo di nascondere certe lacune o certe debolezze interiori.
La ”psicologia” del Budo raccomanda di gettare la maschera e di mettere a nudo la propria personalità cosicchè, come in uno specchio, possoamo vederci, con i nostri difetti, i nostri limiti e le nostre possibilità. Indossare il keikogi è un modo per rendersi conto che, sul tatami, le classi sociali scompaiono e tutto ciò che tende a diversificare si annulla. Il carpentiere, il medico, il militare o l’artista sono tutti identici nella loro natura, e nel dojo non vi è distinzione di razza, età o sesso. Tutti sono principianti, tutti hanno la stessa capacità di fare progressi secondo le proprie possibilità, ovvero la stessa opportunità di arrivare a quello che è per loro, a seconda della propria individualità, il punto d’arrivo dell’evoluzione in questa incarnazione. Non importa  se alla fine del cammino i risultati non sono identici,  perchè nel Budo l’idea madre non è tanto superare il compagno, quanto superare se stessi, e la concorrenza non ha nessuna ragione di esistere. Lo spirito di competizione non può offuscare l’armonia del gruppo, per il semplice motivo che i più forti cercano prima di tutto di aiutare i più deboli.
Il keikogi è di colore bianco (senza nessun tipo di ornamento), a simboleggiare la purezza e la semplicità che il praticante deve possedere. Sarà quindi sempre pulito e curato. Esiste un modo particolare di piegare il proprio keikogi o il proprio hakama: andrebbe imparato perchè è parte integrante del rituale che ha lo scopo di cambiare il nostro modo di essere, nutrendo in cuor nostro quel profondo senso del rispetto e della riconoscienza che spesso precede il vero amore. Lo spirito si accende in noi attraverso diverse qualità come la volontà e l’amore, ma anche con la bellezza, che è l’intelligenza della forma. Alla base della creazione esistono degli archetipi eterici e mentali: ecco perchè stà scritto che ”Dio diede un ordine geometrico” . E’ per ritrovare questa geometria sacra che bisogna fare lo sforzo di essere ordinati (nel saluto e nel lavoro di gruppo), cercare la perfezione del movimento e prestare altrettanta attenzione nel piegare l’abito.
Nello Zen una sola azione armoniosa può provocare l’apertura della coscienza, anche se quest’azione è banale come piegare il proprio keikogi. Naturalmente l’atto non deve essere automatico, ma deve essere eseguito in piena coscienza e con una partecipazione totale del Sè. L’importante e il banale sono concetti mentali, e sorridere davanti a questi consigli significa non essere ancora capaci di vivere elevandosi dalla propria natura inferiore ed umana. Il Maestro diceva spesso che un monaco zen aveva più possibilità di ottenere il ”satori” facendo del lavare i piatti un atto d’amore, che facendo ”za-zen” con la speranza di essere migliore dei suoi fratelli.
Tutto sta nella motivazione, e non nell’azione in sè.

Bibliografia: Lo spirito del Budo (Michel Coquet)

Dettagli del Taijutsu

March 24th, 2008

Tecniche

Immobilizzazione:

  • ikkio
  • nikkyo
  • sankyo
  • yonkyo
  • gokyo
  • rokkyo

Proiezione:

  • irimi nage
  • shiho nage
  • kote gaeshi
  • kokyo nage
  • koshi nage
  • kaiten nage
  • juji nage

Variazioni per tecnica (dove possobili)

  • omote     (movimento trasversale davanti all’avversario)
  • ura          (movimento che si sviluppa dietro l’avversario)

Modi  per l’iniziativa

  • irimi         (entrare, prendendo l’iniziativa)
  • tenkan     (girare, guidando l’iniziativa dell’avversario)

Livelli di pratica e comprensione

  • kihon          (statico, tecniche meccaniche, studio degli angoli)
  • ki no nagare (fluido, dinamico, studio dell’awase)
  • oyo waza     (tecnica adatta a vari attacchi, studio del’elasticità mentale)
  • takemusu aiki  (risposta spontanea, del principio attraverso libere forme)   
                          

Esami alle porte

March 19th, 2008

Marzo 2008 – Sab. 29 e Dom. 30 presso l’Aikico club di Modena, vi sarà uno stage A.T.A.G.O. diretto dal M° Giorgio Oscari, con passaggi di grado 1° – 2° – 3° Dan.
Lo stage è aperto solo a chi regolarmente iscritto ad A.T.A.G.O. .

Sale la tensione per coloro che dovranno essere esaminati, frà i quali vi sono ”anche io”.
Spero di poter dare un buon esame, non tanto per fare bella figura, della quale mi importa relativamente, ma piuttosto per mè stesso con il quale sono molto esigente.
Quello che desidererei, è di poter riuscire a trasmettere qualcosa di quello che provo tutte le volte che eseguo una tecnica di Aikido.
Un grande Maestro una volta disse una frase molto bella, che spesso riporto alla mente;
”Non dovete cercare di copiate ciò che faccio, ma riuscire a fare ciò che provo”. 

                                                            Federico Bernardi Aikido Team